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19/01/2015

Conférence à Lyon "L'offensive capitaliste et ses conséquences sociales " par R. Fiorini et M. Gendre (30/01/2015)

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18/01/2015

Manif du 11 janvier: une répétition générale. (Emmanuel Ratier)


16/01/2015

Méridien Zéro #217 : " François Brigneau, un mort dans le placard ?"

Ce vendredi, Méridien Zéro vous propose un retour sur la biographie et l'oeuvre de François Brigneau, figure importante du journalisme et de la mouvance nationale, des années 1950 aux années 2000. L'émission permettra également de souligner, avec nos invités Anne Le Pape et Xavier Eman, le gouffre existant entre cette époque et la nôtre en ce qui concerne la fameuse liberté d'expression !

L'émission sera diffusée sur RBN et Kebeka Liberata dont vous trouvez les liens ci-contre.

A la barre, Wilsdorf et JLR.

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15/01/2015

Il Corsaro Nero (Zenit) incontra il Mouvement d’Action Sociale

Il Corsaro Nero incontra il Mouvement d’Action Sociale

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1) Ciao Arnaud, puoi illustrarci brevemente cos’è il MAS, quando nasce e che diffusione avete sul territorio francese?

Il MAS è stato fondato nel 2008 da varie persone provenienti da diverse esperienze politiche, c’è chi faceva politica, chi meta politica, chi era impegnato nelle associazione caritatevoli, chi invece in quelle sindacali… il nostro obiettivo era di creare una comunità di combattenti che agissero per il bene dei nostri concittadini. Per troppo tempo noi nazionalisti ci siamo accontentati di parlare solo a noi stessi creando un distacco con il popolo, dove invece altri si sono inseriti e lo hanno fatto al posto nostro. La nostra missione quindi è di riconquistare il popolo, portando avanti i nostri ideali e principi, è ora di marciare al fianco del popolo francese. Come fare? E’ necessario diffondere la nostra lotta passando attraverso lo sport, la cultura, le radio, le conferenze, l’aiuto sociale, l’ecologia, l’arte ecc… bisogna ripartire dal principio che tutto è da conquistare!

2) Quali sono i vostri riferimenti politici e culturali?

La Francia è la culla della civiltà, che poi ha dato luce al fascismo. La nostra storia politica è testimone di questa unione tra la giustizia sociale e la difesa della nostra patria. Di conseguenza i nostri riferimenti politici vanno dal sindacalismo anarchico al socialismo e al nazionalismo, possiamo dire senza esitazione che i nostri punti di riferimento sono SOREL, PROUDHON, LAFARGUE, NIETZSCHE, JUNGER, EVOLA, VENNER… ma non abbiamo remore ad accettare anche nuove figure della dissidenza attuale sia che esse siano di destra che sinistra, in modo da rendere più fluido il nostro pensiero politico. Tra le tante cose, ZENTROPA rappresenta un nuovo modo ‘avanguardista’ e ‘innovatore’ che ci piace molto, con l’occasione ci teniamo a salutare il suo fondatore (Sebastien)…
Dal punto di vista militante pensiamo che CASAPOUND rappresenti una realtà in cui ci identifichiamo, ciò che ci piace soprattutto di CP è il senso d’appartenenza , l’idea che diventa azione!
C’interessiamo da vicino a ciò che la sinistra alternativa può offrire di meglio rispetto al passato, quando parliamo di ‘sinistra’ si intende ovviamente di quella frangia dissidente della sinistra avanguardista e non di quella sinistra antifascista, da sempre burattini del sistema.

3) Che rapporti avete con altri movimenti europei?

Abbiamo dei buoni rapporti con CPI, con ZENIT BELGIO, con i camerati spagnoli, tedeschi, polacchi, russi e ucraini.
Questo scambio ci permette di rinforzare la nostra amicizia con i camerati in tutta Europa, ma lo scopo di queste collaborazione è di creare un’Europa forte che non ha paura delle nuove sfide. Davanti a noi c’è una generazione che vuole essere padrone del suo destino, pronta a combattere per la grandezza dell’europa!

4) Qual’è il vostro pensiero sulla crisi ucraina?

Pensiamo che esistono camerati ucraini che lottano per la sovranità del loro popolo, avendo come punto centrale lo STATO, la loro lotta è anche la nostra, peccato assistere ad una guerra fratricida, il nostro nemico comune sono le oligarchie mondiali, che siano a Kiev, Parigi, Washington o Mosca. Sogniamo un Ucraina libera, senza NATO nè Russia! Perchè per noi la difesa dell’identità è un fattore essenziale per la sopravvivenza di ogni popolo. L’unico rammarico’ è l’atteggiamento di Putin che non ha saputo capire l’occasione storica di creare una “terza posizione”. Attendiamo con interessi lo svolgimento della situazione, ma ciò che ci preoccupa di più è di continuare a lottare QUI per la nostra terra, nei nostri villaggi, nelle nostre città…e li’ che i nostri hanno bisogno di NOI!

5) Qual’è il vostro giudizio sul fenomeno ISIS e ISIL?

L’industria del petrolio ha partorito questo mostro dell’ISIS con la complicità degli USA e d’ISRAELE, personalmente non penso che l’islam sia il nemico numero uno, anzi rappresenta uno strumento potentissimo al servizio del nostro principale nemico comune: l’ oligarchia mondiale!

6) L’ennesimo attacco israeliano su Gaza ha provocato più di 2000 morti e migliaia di feriti, qual’è la vostra posizione politica sull’argomento?

Nulla può giustificare un tale gesto che consideriamo ignobile, ma siamo sicuri che un giorno tutto questo odio verso il popolo palestinese, si riverserà contro Israele.

7) Le elezioni europee hanno visto il successo del FN di Marine Le Pen, cosa pensate del nuovo leader della destra francese?

La vittoria del FN è sempre una buona notizia pero’ bisogna sempre restare vigili e non credere che tutto sia fatto, anzi il più difficile deve ancora venire! Siamo convinti che le regole elettorali sono già predefinite dall’inizio, quindi è necessario restare svegli e non cadere nella trappola del trionfalismo elettorale… ciò che ci fa più paura è che l’attrazione del potere faccia perdere la testa a Marine Le Pen che a volte, ha troppo tendenza ad allontanarsi dai veri principi del FN. Certe dichiarazioni o atteggiamenti da parte sua, fanno riflettere, si vede che esiste una vera e propria volontà di girare le spalle ai vecchi principi del FN, la conquista del potere ci può stare, ma non con l’infamia e il tradimento!

8) Credete sia ancora valido il sogno di una Terza Posizione nel futuro del nostro continente?

Oggi più che mai! Come ha detto bene ADINOLFI, stiamo assistendo ad una nuova YALTA che minaccia l’Europa rendendola sempre più sottomessa ai giochi di potere. Difendere la TERZA POSIZIONE è fondamentale per la nostra sopravvivenza, non abbiamo scelta, è una questione di vita o di morte per la nostra civilizzazione europea e per i nostri popoli.

Ringraziamo i nostri fratelli del MAS per aver accettato di rispondere alle nostre domande e con la sicurezza di poter continuare a lavorare insieme per realizzare i nostri sogni, vi auguriamo un anno di lotte e vittorie!

Grazie a voi, siamo fieri di avervi come camerati di lotta, lunga vita a ZENIT… fino alla vittoria!

Source: Zenit

13/01/2015

Le choc des non-civilisations (Fares Gillon)

Le choc des non-civilisations

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Choc des civilisations vraiment ? De part et d’autre, l’entretien de cette fiction permet surtout d’oublier l’état réel de la civilisation que l’on prétend défendre, et de se lancer en toute bonne conscience dans de lyriques et exaltantes considérations identitaires. Dans ce ridicule concours des fiertés (civilisation pride ?), les divers gardiens de néant oublient l’essentiel : ils veillent sur un champ de ruines.

Dans Respectez la joie, chronique publiée il y a déjà douze ans, Philippe Muray posait la question suivante : « Comment spéculer sur la défense d’une civilisation que nous ne faisons même pas l’effort de voir telle qu’elle est, dans toutes ses extraordinaires et souvent monstrueuses transformations ? » Face à l’ennemi islamiste, à sa haine de « l’Occident », qu’avons-nous à faire valoir pour notre défense, hormis « la liberté d’expression », « les jupes courtes », « le multipartisme », « le sexe » ou « les sandwichs au bacon » ? Pas grand-chose. Et ces éléments sont eux-mêmes illusoires : « Le seul ennui, écrit Muray, c’est que ces mots recouvrent des choses qui ont tant changé, depuis quelques décennies, qu’ils ne désignent plus rien. » Ainsi de la liberté sexuelle, brandie comme un progrès civilisationnel (ce qui en soi peut se contester), alors même qu’elle est de moins en moins effective : « On doit immédiatement reconnaître que c’est la civilisation occidentale elle-même qui a entrepris de détruire, en le criminalisant, le commerce entre les sexes ; et de faire peser sur toute entreprise séductrice ou galante le soupçon du viol ; sans d’ailleurs jamais cesser de se réclamer de la plus grande liberté. »

L’Occident s’est tiré deux balles dans le pied

L’Occident post-moderne a achevé l’Occident moderne, celui de la liberté individuelle et de la pensée critique. Et l’Occident moderne était né lui-même de la destruction de l’Occident traditionnel, de sa civilisation, de son histoire et du christianisme. L’Occident post-moderne est le fruit d’un double meurtre : d’abord celui de la royauté de droit divin, avec tout ce qu’elle comporte de représentations symboliques traditionnelles, avec toute la conception hiérarchique de l’ontologie qu’elle suppose. Puis, celui de l’individu. Muray, en vieux libéral qu’il est, est évidemment plus touché par ce dernier meurtre : l’individu réellement libre – c’est-à-dire : ayant les moyens intellectuels de l’être – n’est plus. Cela n’empêche pas toute l’école néo-kantienne de la Sorbonne – entre autres – de répéter à l’envi que le respect de l’individu caractérise notre civilisation, par opposition à la « barbarie » médiévale d’une part, et au « retard » des autres civilisations d’autre part, encore prisonnières d’un monde où le groupe, la Cité, importent davantage que l’individu. La réalité est pourtant plus amère, et il n’y a pas de quoi fanfaronner : notre civilisation a fini par tuer l’individu réellement libre, si durement arraché à l’Ancien Monde.

Par un étrange paradoxe, c’est précisément en voulant émanciper l’individu que nous l’avons asservi. En effet, nous avons souscrit à la thèse progressiste selon laquelle la liberté politique et intellectuelle de l’individu suppose son arrachement à tous les déterminismes sociaux, à tous les enracinements familiaux, culturels, religieux, intellectuels. Seuls les déracinés pourraient accéder à la liberté dont l’effectivité « exigerait au préalable un programme éducatif ou un processus social (ou les deux) capable d’arracher les enfants à leur contexte familier, et d’affaiblir les liens de parenté, les traditions locales et régionales, et toutes les formes d’enracinement dans un lieu ». Cette vieille thèse, résumée ici par Christopher Lasch (Culture de masse ou culture populaire ?), est toujours d’actualité : Vincent Peillon, ex-ministre de l’Éducation nationale, a ainsi déclaré vouloir « arracher l’élève à tous les déterminismes, familial, ethnique, social, intellectuel ».

Elle est pourtant contredite par la réalité de la société de marché que nous avons bâtie. Ainsi que le remarque Lasch, « le développement d’un marché de masse qui détruit l’intimité, décourage l’esprit critique et rend les individus dépendants de la consommation, qui est supposée satisfaire leurs besoins, anéantit les possibilités d’émancipation que la suppression des anciennes contraintes pesant sur l’imagination et l’intelligence avait laissé entrevoir ».

Le cas de l’islam en France

Comment alors s’étonner des phénomènes que l’on constate dans les « quartiers difficiles », de l’illettrisme généralisé et de la violence banalisée qui s’y côtoient ? Comment s’étonner des effets du double déracinement des immigrés ? Voilà des gens que l’on a arraché à leur terre (ou qui s’en sont arrachés), qui ont abandonné leur culture, ont oublié leur langue, et qui n’ont dès lors plus rien à transmettre à leurs enfants. Ces enfants, parfaits cobayes de l’expérimentation de la liberté par le déracinement, sujets idéals de l’idéologie délirante d’un Peillon, sont les premiers post-humains. Sans racines, et bientôt, après un passage par l’école républicaine, sans savoir et sans attachement à leur nouvelle terre. Coupés de leurs origines sans qu’on leur donne la possibilité de s’enraciner dans une civilisation qui se sabote elle-même, ils incarnent au plus haut degré le néo-humain sans attaches, sans références, celui que rêvent les idéologues de la post-modernité. Ce n’est donc pas en tant qu’étrangers à la France que les déracinés de banlieue posent problème, mais en tant qu’ils sont les parfaits produits de la nouvelle France, celle qui se renie elle-même.

Ce règne, chaotique dans ses effets, de la table rase n’est pas sans provoquer un certain malaise chez les individus les plus conscients. On a beau déraciner, la réalité demeure : l’enracinement est un besoin essentiel à l’humanité. On y revient toujours, d’une manière ou d’une autre. « Le déracinement détruit tout, sauf le besoin de racines », écrit Lasch. D’où le phénomène de réislamisation, processus de ré-enracinement parmi d’autres (car il en est d’autres), qui s’explique par la recherche d’une alternative à ce que l’on nomme le « mode de vie occidental » (en réalité le mode de vie mondialisé de la consommation soumise).

Il est d’ailleurs amusant de constater que le plus grand grief que la koinè médiatique fait aux beurs réislamisés ou salafisés, plus grave encore que les attentats qu’ils projettent ou commettent, c’est « le rejet du mode de vie occidental ». Horreur ! Peut-on imaginer plus atroce blasphème ? « Comment peut-on être pensant ? » comme dit Muray. Faut-il donc être un odieux islamiste tueur d’enfants (juifs de préférence) pour trouver à redire à ce merveilleux monde démocratico-festif, qui n’est pourtant plus que l’ombre d’une ombre ?

Face à la chute des anciens modèles occidentaux, les jeunes déracinés que nous avons produits cherchent à reprendre racine. Que certains se tournent vers l’Islam, comme vers un modèle qui leur semble traditionnel et producteur de sens, doit être compris comme une réaction au modernisme du déracinement culturel. Dans la mesure où toute alternative au « mode de vie occidental » est présentée comme une régression barbare, la radicalité de la réislamisation, le fait qu’elle se fasse notamment – mais pas uniquement – dans les termes du salafisme, paraît inéluctable : le néo-Occident permet qu’on le fuie, à condition que l’on se jette dans les impasses qu’il ménage à ses opposants.

La déchéance civilisationnelle de l’islam

Il est une autre raison à la radicalité de la réislamisation. Elle tient à la chute de l’islam comme civilisation. À l’instar de l’Occident, à sa suite et sous son influence, l’Orient en général et l’islam en particulier subissent les effets de la modernité et des bouleversements politiques, sociaux, intellectuels, théologiques qu’elle entraîne.

Historiquement et politiquement, cela s’est fait d’abord par la pression occidentale sur le califat ottoman, qui ployait déjà sous son propre poids. N’oublions pas que le monde arabo-musulman est mis au contact de la pensée des Lumières dès 1798, avec l’expédition d’Égypte de Napoléon. À peine la France avait-elle accompli sa Révolution qu’elle tentait déjà d’en exporter les principes, appuyés par une subjuguante supériorité technique. Les Britanniques, mais aussi, dans une moindre mesure, les Français, n’eurent ensuite de cesse d’encourager l’émergence des nationalismes, insufflant chez les peuples arabes le désir de révolte contre la domination turque : ils posèrent en termes modernes, ceux des nationalismes, un problème qui ne se posait pas ainsi. Plus tard, ce fut l’islamisme dont se servirent cette fois les Américains. À ces facteurs, il faut ajouter l’apparition de la manne pétrolière, mise au service du wahhabisme (lui-même soutenu originellement par les Britanniques) et la révolution islamique iranienne. Tout concourrait à la destruction des structures politiques et sociales traditionnelles de la civilisation islamique : les interventions étrangères certes, mais également un certain essoufflement de l’Empire ottoman, qui avait manqué le train de la révolution industrielle et se trouva dépassé par les puissances occidentales.

En l’absence de structures sociales fortes, ce fut bientôt la pensée islamique traditionnelle elle-même qui succomba. Face aux puissances occidentales, les musulmans réagirent de deux façons antagonistes, que l’excellent historien Arnold Toynbee a qualifiées de « zélotisme » et d’ « hérodianisme ». Voyant une analogie entre la réaction des musulmans à la domination occidentale, et celle des Juifs à la domination de l’Empire romain, Toynbee explique que tout bouleversement venu de l’étranger entraîne historiquement une réaction de repli sur soi, d’une part, et une réaction d’adhésion et de soumission totales aux nouveaux maîtres, d’autre part. Mais dans les deux cas, on sort de la sphère traditionnelle : ni les zélotes ni les hérodiens ne peuvent prétendre représenter la pensée islamique traditionnelle. Leurs conceptions respectives de l’islam obéissent à des circonstances historiques déterminées, et ne sont plus le résultat de la réflexion sereine d’une civilisation sûre d’elle-même.

Les nombreuses manifestations de l’islamisme contemporain sont autant de variétés d’un islam de réaction. Couplée à la mondialisation, qui est en réalité occidentalisation – au sens post-moderne – du monde, et à ses conséquences, cette réaction a fini par produire un islam de masse, adapté aux néo-sociétés, et qu’Olivier Roy a admirablement analysé dans ses travaux. Dans L’Islam mondialisé, il montre ainsi en quoi le nouvel islam est un islam déraciné pour déracinés, et en quoi la réislamisation est « partie prenante d’un processus d’acculturation, c’est-à-dire d’effacement des cultures d’origines au profit d’une forme d’occidentalisation ».

Dès lors, il apparaît clairement que le prétendu « choc des civilisations » procède d’une analyse incorrecte de la situation. Il n’y a pas de choc des civilisations, car il n’est plus de civilisations qui pourraient s’entrechoquer ; toutes les civilisations ont disparu au profit d’une « culture » mondialisée et uniformisée, dont les divers éléments ne se distinguent guère plus que par de légères et inoffensives différences de colorations. Ce à quoi on assiste est donc plutôt un choc des non-civilisations, un choc de déracinés.

Auteur: Fares Gillon (Philosophe et islamologue de formation)

Source: Philitt

11/01/2015

Conférence E&R Lille: L'épopée des Rothschild (16/01/15)

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