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03/08/2015

Intervista #20: Adriano Scianca, responsabile degli affari culturali di Casapound

3538526960.jpg1) Cercle Non Conforme : Grazie Adriano di aver accettato questa intervista. Può presentare il suo percorso militante e intelletuale ai nostri lettori ? Puo' dirci com'é diventato Responsabile degli affari culturali di Casapound e in cosa consiste il suo lavoro?

Adriano Scianca : Il mio percorso militante è molto semplice, dato che prima di entrare in CasaPound non ho avuto altre esperienze politiche di alcun genere. Ho cominciato a frequentare questo gruppo umano da semplice simpatizzante, percependone istantaneamente la forza, l'energia e anche la lungimiranza programmatica e ideologica. Dopodiché ho via via aumentato l'intensità del mio impegno e del mio coinvolgimento. Il mio percorso intellettuale è ovviamente più complesso e passa per una forte identificazione giovanile con la dottrina di Julius Evola e poi, in seguito, per un avvicinamento alle tesi della Nouvelle Droite francese e a quelle di Giorgio Locchi, questo geniale intellettuale italiano che ha vissuto per tanti anni a Parigi. Essere responsabile culturale di Cpi significa occuparsi di organizzare conferenze nella nostra sede principale, a Roma, ma anche coordinare quelle che si svolgono in tutte le sedi d'Italia, nonché curare tutto ciò che riguarda la formazione, l'informazione e la comunicazione dei militanti di Cpi.

2) C.N.C. : Com'é stato accolto il libro Casapound, una terribile belleza è nata in Italia e in Europa ? Secondo Lei, questo libro ha reso piu' forti la fama e la dottrina di Casapound?

A. S. : Che il libro abbia giovato alla fama o alla dottrina di CasaPound è in effetti la mia speranza. Quanto alla sua accoglienza, devo dire che in Francia è stata più vibrante che in Italia. Da noi è stato molto letto soprattutto fra i militanti, del resto ho fatto presentazioni quasi in ogni sede di Cpi. Solo in Francia, tuttavia, esso ha generato un vero dibattito, anche con toni piuttosto accesi. Questo perché il vostro Paese ha un rapporto differente con la cultura e anche negli ambienti identitari si dà grande importanza alle formulazioni dottrinarie.

3) C.N.C. : In Francia Casapound è vista come un movimento sociale il cui fondamento è un progetto metapolitico (radio, musica, estetica, ...). Quest'impulso é dovuto in particolare a ZetaZeroAlfa e al suo leader, Gianluca Iannone. Che cosa pensa dell'azione culturale realizzata finora da questo movimento ?

A. S. : Credo che l'attività culturale di CasaPound sia indubbiamente un successo. In pochi anni abbiamo organizzato un centinaio di conferenze solo a Roma (a cui vanno aggiunte le tante fatte nel resto d'Italia), alcune delle quali hanno occupato le prime pagine dei giornali nazionali. Siamo stati i primi in Italia a ospitare e dare la parola ai greci di Alba Dorata, ostracizzati purtroppo anche da molti movimenti nazionalisti europei. Siamo stati l'unico movimento nazionalista in Europa a confrontarsi – restando fermo sulle sue posizioni – con un ex terrorista comunista come Valerio Morucci (protagonista del rapimento e dell'uccisione dello statista democristiano Aldo Moro) o con le associazioni omosessuali. Abbiamo ricevuto nelle nostre sedi parlamentari di tutti i partiti, intellettuali di ogni opinione. Abbiamo fatto conferenze su autori non scontati, come Kerouac o Bukowski. Oltre al mio libro, vanno poi citati i due (un saggio e un romanzo) che a Cpi ha dedicato Domenico Di Tullio, nostro avvocato e amico. E ancora, i libri su CasaPound scritti da studiosi, sociologi, giornalisti, quasi sempre di sinistra.

4) C.N.C. Al colloquio dell'Istuto ILIADE, ha parlato del monte Palatino, un « importante luogo europeo ». Secondo Lei, esistono altri luoghi nella città di Roma in cui si sente vibrare l'anima europea, dei luoghi che custodiscono nostra memoria ancestrale ?

A. S. : Essendo a tutti gli effetti una città sacra, Roma è disseminata di luoghi questo tipo. Dovendo citarne uno possiamo parlare dell'Ara pacis, l'altare dedicato da Augusto nel 9 a.C. alla Dea Pace, originariamente posto in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie. Monumento evocativo, oggi purtroppo ingabbiato in una orribile architettura moderna, che dimostra plasticamente l'incapacità del nostro tempo di predisporsi alla custodia della sua migliore eredità. In chiave profana mi fa piacere anche ricordare gli interi quartieri che recano l'impronta dello stile fascista: dall'Eur al Foro Italico fino alla Città Universitaria.

5) C.N.C. : Il futurismo è un soggetto ricorrente nel mondo di Casapound, come lo spirito d'avanguardia. Come definirebbe l'avanguardia culturale per il XXI-esimo secolo ?

A. S. : È difficile stabilire gli esatti contorni di un'avanguardia prima che essa prenda corpo. Possiamo però individuare alcune sue possibili caratteristiche. L'avanguardia del XXI secolo dovrà essere caratterizzata dal pensiero forte, dovrà avere un contatto con l'elementare, con l'essenziale. Sarà un pensiero vitalistico e costruttivo. Il suo compito principale sarà quello di ripensare l'identità europea, che non può limitarsi alle solite immagini di Stonehenge e del Partenone greco, deve dire qualcosa ai giovani di oggi e soprattutto di domani.

6) C.N.C. : Nel parco del Pincio, si vedono i busti di molti personaggi famosi della storia italiana ed europea, Se dovesse parlare di uno solo di questi personaggi, quale sceglierebbe e perché?

A. S. : Dovendo sceglierne uno solo parlerei di Niccolò Machiavelli, che oggi viene ritratto come il teorizzatore di un cinismo politico alla House of Cards, mentre in realtà fu un buon patriota, sostenitore delle virtù repubblicane e dell'eredità romana. Machiavelli ha parlato della necessità di riconoscere l'autonomia del politico secoli prima di Carl Schmitt, e ha sognato un'Italia libera e sovrana molto tempo prima che la nostra nazione trovasse unità e indipendenza.

7) C.N.C. : Secondo Lei, quali sarebbero i dieci libri che ogni europeo dovrebbe avere nella sua biblioteca ideale?

A. S. : Premesso che elenchi di questo tipo sono sempre arbitrari e in qualche misura “simbolici”, provo a formulare un elenco che rispecchi in qualche modo la mia sensibilità:

1) Omero, Iliade e Odissea; 2) Virgilio, Eneide; 3) Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra; 4) Martin Heidegger, L'autoaffermazione dell'università tedesca; 5) Giorgio Locchi, Wagner, Nietzsche e il mito sovrumanista; 6) Jean Raspail, Il campo dei santi; 7) Alain de Benoist, Come si può essere pagani?; 8) Filippo Tommaso Marinetti, Mafarka il futurista; 9) Ezra Pound, Cantos; 10) Dominique Venner, Un samurai d'Occidente.

Nota del C.N.C.: Ogni riproduzione eventuale di questo contenuto deve menzionare la sorgente

20/07/2015

Entrevue #21 : "Adriano Scianca, responsable culturel de CasaPound Italia"

 Entrevue du C.N.C. #21 : "Adriano Scianca, responsable culturel de CasaPound Italia"

scianca.jpg1) Le Cercle Non Conforme : Merci Adriano d'avoir accepté cet entretien. Pouvez-vous présenter votre parcours militant et intellectuel à nos lecteurs? Comment êtes-vous devenu le responsable des affaires culturelles au sein de Casapound et en quoi consiste cette fonction?

Adriano Scianca : Mon parcours militant est très simple, car avant d'entrer à CasaPound je n'ai eu absolument aucune autre expérience politique. J'ai commencé à fréquenter ce mouvement en tant que simple sympathisant, en prenant immédiatement conscience de sa force, de son énergie ainsi que de la clairvoyance de son programme et de son idéologie. Ensuite j'ai  amplifié au fur et à mesure mon engagement et mon implication.
Mon parcours intellectuel est évidemment plus complexe, je suis passé par une forte identification de jeunesse à la doctrine de Julius Evola et puis, dans un second temps, par une découverte des thèses de la Nouvelle Droite française et de celles de Giorgio Locchi, ce génial intellectuel italien qui a longtemps vécu à Paris.

Être le responsable culturel de CPI [CasaPound Italia] consiste à superviser l'organisation des conférences de notre section principale, à Rome, mais aussi à coordonner celles qui se déroulent dans toutes les sections d'Italie, et enfin à s'occuper de tout ce qui à trait à la formation, à l'information et à la communication entre les militants de CPI.

2) Le C.N.C. : Comment a été reçu l'ouvrage Casapound, une terrible beauté est née en Italie et en Europe ? A l'heure actuelle peut-on dire que cet ouvrage a contribué à fortifier l'image et la doctrine de Casapound ?

A.S. : J'espère en effet que le livre a contribué à l'image et à la doctrine de CasaPound. Quant à sa réception, je dois dire qu'en France elle a été plus marquée qu'en Italie. Chez nous il a été beaucoup lu surtout par les militants, et du reste j'ai fait des présentations dans quasiment chaque section de CPI. Il n'y a toutefois qu'en France que ce livre a généré un véritable débat, parfois de manière assez virulente. C'est parce que votre pays a un rapport différent à la culture et aussi parce que les milieux identitaires donnent une grande importance aux discours doctrinaux.

3) Le C.N.C. : Casapound est perçu en France comme un mouvement social adossé à un projet métapolitique (radio, musique, esthétique, …). ZetaZeroAlfa et son leader, Gianluca Iannone, sont pour beaucoup dans cette impulsion initiale. Quel bilan tirez-vous de l'action culturelle du mouvement depuis son origine ?

A. S. : Je crois que l'activité culturelle de CasaPound est sans aucun doute un succès. En peu d'années nous avons organisé une centaine de conférences rien qu'à Rome (auxquelles il faut ajouter toutes celles faites dans le reste de l'Italie), et certaines d'entre elles ont occupé les premières pages des journaux nationaux. Nous avons été les premiers en Italie à recevoir et à donner la parole aux Grecs d'Aube Dorée, hélas ostracisés comme d'autres mouvements nationalistes européens. Nous avons été l'unique mouvement nationaliste en Europe à faire face – tout en restant fermes sur nos positions – à un ancien terroriste communiste comme Valerio Morucci (auteur de l'enlèvement et de l'assassinat de l'homme d'Etat démocrate chrétien Aldo Moro) ou aux associations homosexuelles. Nous avons accueilli dans notre local des parlementaires de tous les partis, des intellectuels de toutes opinions. Nous avons fait des conférences sur des auteurs surprenants comme Kerouac ou Bukowski.
En plus du mien, je renvoie aussi aux deux livres (un essai et un roman) que Domenico Di Tullio, notre avocat et ami, a dédié à CPI. Et enfin aux livres sur CasaPound, écrits par des étudiants, des sociologues, des journalistes, quasiment toujours de gauche.

4) Le C.N.C : Lors du colloque de l'Institut ILIADE, vous êtes intervenu pour vous exprimer au sujet du mont Palatin, un « haut lieu européen ». Y a-t-il pour vous d'autres lieux dans la ville de Rome où vibrent l'âme européenne et notre plus longue mémoire ?

A. S. : Étant à tout point de vue une ville sacrée, Rome est parsemée de lieux de ce type. Si l'on doit en citer un, nous pouvons parler de l'Ara Pacis, l'autel dédié à Auguste en 9 av. JC à la déesse de la Paix, originellement situé dans une zone du Champ de Mars consacrée à la célébration des victoires. Monument évocateur, aujourd'hui malheureusement mis en cage dans une horrible architecture moderne, qui démontre de façon plastique l'incapacité de notre époque à  sauvegarder son meilleur héritage. D'un point de vue profane, j'ai plaisir à rendre hommage aux quartiers entiers qui portent l'empreinte du style fasciste : de l'EUR au Forum Italique jusqu'à la Cité Universitaire.

5) Le C.N.C. : Le futurisme est une référence qui revient fréquemment dans l'univers de Casapound de même que l'esprit d'avant-garde. Comment définiriez-vous l'avant-garde culturelle pour le XXIeme siècle ?

A. S. : Il est difficile de fixer les contours exacts d'une avant-garde avant qu'elle ne prenne corps. Mais nous pouvons déterminer certaines de ses caractéristiques possibles. L'avant-garde du XXIeme siècle devra être caractérisée par une pensée forte, elle devra être en lien avec l'élémentaire, avec l'essentiel. Ce sera une pensée vitaliste et constructive. Son objectif principal sera de repenser l'identité européenne, qui ne peut plus se limiter aux seules images de Stonehenge et du Parthenon grec, elle doit dire quelque chose aux jeunes d'aujourd'hui et surtout de demain.

6) Le C.N.C. : Dans le parc du Pincio, nous pouvons admirer de nombreux bustes de personnages célèbres de l'histoire italienne et européenne, si vous deviez vous référer à un seul des personnages présents dans ce parc, lequel serait-il et pourquoi ?

A. S. : Si je dois en choisir un seul je parlerai de Nicolas Machiavel, qui est aujourd'hui dépeint comme le théoricien d'un cynisme politique à la House of Cards, alors qu'il fut en réalité un bon patriote, partisan des forces (virtù) républicaines (romaines NDT) et de l'héritage romain. Machiavel a parlé de la necessité de reconnaître l'autonomie du politique plusieurs siècles avant Carl Schmitt, et a rêvé d'une Italie libre et souveraine bien avant que notre nation trouve l'unité et l'indépendance.

7) Quels seraient pour vous les dix livres incontournables de la bibliothèques idéale de tout européen ?

Étant donné que les listes de ce type sont toujours arbitraires et dans une certaine mesure « symboliques », je vais essayer d'établir avec une liste qui reflète en quelque sorte ma sensibilité :

1) Homère, l'Iliade et l'Odyssée ; 2) Virgile, l'Enéide ; 3) Friedrich Nietzsche, Ainsi parlait Zarathoustra; 4) Martin Heidegger, L'auto-affirmation de l'université allemande ; 5) Giorgio Locchi, Wagner, Nietzsche et le mythe surhumaniste ; 6) Jean Raspail, Le camp des Saints; 7) Alain de Benoist, Comment peut-on être païen ?; 8) Filippo Tommaso Marinetti, Mafarka le futuriste ; 9) Ezra Pound, Cantos ; 10) Dominique Venner, Un Samouraï d'Occident.

Traduction : Aymeric

Note du C.N.C.: Toute reproduction éventuelle de ce contenu doit mentionner la source.

28/06/2015

Traduction française de l'entretien avec Oleh Odnorojenko, idéologue du régiment ukrainien "Azov"

 « NOUS LUTTONS POUR L’AVENEMENT DE LA GRANDE UKRAINE ET DE LA GRANDE EUROPE »

Entretien avec Oleh Odnorojenko, Docteur en Sciences historiques, membre du comité directeur du régiment « Azov » en charge de la formation, à l’attention des lecteurs de la page « Azov Reconquista » et des soutiens étrangers en général.

Propos recueillis en avril 2015 à Kyiv par Olena Semenyaka, étudiante en philosophie politique, coordinatrice du projet « Azov Reconquista », membre du service de presse du Corps Civil du régiment « Azov » et du Club Traditionaliste Ukrainien

Olena Semenyaka : Gloire à l’Ukraine !

Oleh Odnorojenko : Gloire aux héros !

OS : Monsieur Odnorojenko, j’ai passé en revue les questions les plus fréquemment posées par les soutiens étrangers du régiment « Azov » et les lecteurs de la page « Azov Reconquista ».
Les premières ont trait aux liens entre « L’Assemblée Sociale-Nationale » (SNA) et la vue-du-monde du régiment « Azov ».
Quelle est la part d’éléments idéologiques de la première qui se retrouve dans les écrits et les documents publiés par ce dernier ?

oleh o.jpgOO : A la base, le régiment « Azov » poursuit la lutte engagée par les patriotes et les nationalistes ukrainiens, qui évidemment, n’a pas commencé l’année dernière, mais beaucoup plus tôt. L’initiative de créer le régiment revient aux dirigeants des organisations « Patriote d’Ukraine » et « Assemblée Sociale-Nationale ». De ce fait, la direction de ces structures coïncide à présent avec celle du régiment. Indéniablement, le régiment à destination spéciale « Azov » adhère aux positions patriotiques et nationalistes. Il peut être considéré comme une formation militaire de droite. De cette façon, une continuité existe. Un autre point réside dans le fait que dans le domaine de l’organisation, la priorité est désormais donnée au développement du régiment « Azov » en tant que structure nationaliste et militaire et aux organisations qui en sont une émanation directe. Je pense avant tout au « Corps Civil » qui étend et met rapidement en place ses activités dans toutes les régions de l’Ukraine.

corps civil azov.jpg

Bannières du "Corps Civil" d'"Azov" à Marioupol (13 juin 2015)

OS : Il est de notoriété publique que des militaires ukrainiens participent à des entraînements sous la supervision d’instructeurs américains (en fait, 300 parachutistes américains à Yavoriv, dans la région de L’viv, chargés de former des éléments de la Garde Nationale Ukrainienne-NDT).
La remarque est souvent faite à « Azov Reconquista ».
Aussi, dans cet ordre d’idée, il serait intéressant de connaître votre opinion au sujet de l’assistance américaine, en particulier du point de vue militaire. Approuveriez-vous un tel soutien, sur une grande échelle, à l’Ukraine en guerre avec la Russie et les forces prorusses ?

OO : Vous savez, dans le domaine des actions militaires et du combat politique, on ne choisit pas toujours ses alliés.
Bien entendu, nous sommes totalement en faveur de toutes sortes de soutien de la part de l’étranger en faveur de l’Etat ukrainien.
D’autre part, nous devons être conscients du fait que personne ne gagnera cette guerre pour nous, ce qui fait que nous devons avant tout, compter sur nos propres forces et les développer. Aussi, nous devons utiliser au mieux toute aide venue de l’étranger : si nous avons l’assistance d’instructeurs, ils doivent se charger des meilleures unités de combat.
Bien sûr, nous ne refuserions pas une aide et un soutien plus importants de la part d’autres structures, mais nous en avons besoin pour agir pour le mieux au service de notre pays, pour faire en sorte que notre armée soit mieux préparée au combat, que notre appareil d’Etat puisse fonctionner efficacement et que la société ukrainienne en vienne à comprendre qu’elle doit résoudre ses problèmes intérieurs et extérieurs elle-même.
Mais tout pays, dans des circonstances identiques, aurait besoin d’une telle aide venue de l’étranger.

OS : Et en ce qui concerne la géopolitique ? La question qui suit est liée aux précédentes : quelle est l’attitude du régiment « Azov » au sujet de l’intégration européenne et d’une possible entrée dans l’OTAN, dans la mesure où il développe ses propres priorités et orientations géopolitiques ?

OO : Il est nécessaire ici de poser la question de manière plus appropriée. Que signifie intégration européenne ?
C’est une chose si cela représente une interaction entre les peuples européens qui adhèrent aux valeurs traditionnelles, l’Europe traditionnelle, comprise comme celle des nations européennes qui partagent des problèmes, des intérêts et à la base, des manières communes de résoudre ces mêmes problèmes.
C’en est une autre, complètement différente, si, par intégration européenne, on entend l’intégration à l’Union Européenne, car celle-ci, est avant tout une négation de l’Europe en tant que telle dans la mesure où nous ne retrouvons pas dans l’UE, les principes de base qui associent la notion d’Europe à celle de la civilisation européenne, propre à l’Europe et à chaque nation européenne.
C’est pourquoi, nous ne pouvons clairement approuver les efforts d’intégration qui visent à renforcer ou à étendre l’UE, que nous pouvons considérer de manière réaliste, dans les conditions actuelles, comme une Union soviétique finissante dans laquelle un discours officiel domine, mais personne, des politiciens à la société, n’y croit vraiment.
Par-dessus tout, la posture de l’UE, surtout dans le contexte de l’agression russe, est ambivalente, c’est le moins que l’on puisse dire.
C’est pourquoi, je ne vois pas de perspectives dans l’UE, alors que j’en décèle dans une interaction, une alliance entre les nations libres d’Europe.

OS : Merci. Il se trouve que les gens associent souvent le régiment « Azov » à l’idée du Bloc Baltique-Mer Noire ou Alliance Baltique-Mer Noire. Que pensez-vous de cela en général et y a-t-il des projets concrets ou des orientations dans ce sens ? Avec des plans à l’avenir ?

OO : Oui, sans aucun doute, lorsque l’on parle des intérêts de l’Ukraine ou d’un autre pays voisins, nous constatons que l’UE et l’OTAN ont échoué à s’acquitter de leurs tâches.
Nous voyons qu’ils sont impuissants. Indéniablement si l’on parle de sécurité régionale, au sujet des menaces venues de l’Est, qui sont avérées à présent, mais pas seulement elles. Je pense à celles venues du Sud qui sont souvent oubliées. Si l’on évoque ce format de sécurité régionale, il est évident que l’Ukraine devrait devenir l’initiatrice et l’outil visant à la création d’une alliance des pays de l’axe Baltique-Mer Noire, car c’est une union géopolitique qui va naturellement de soit.
Il est également clair aujourd’hui que l’Etat ukrainien ne fait aucun pas sérieux vers la réalisation d’un tel projet géopolitique, mais d’un autre côté, nous voyons que le Belarus, les pays baltes, la Lituanie, la Géorgie ou la Moldavie, considèrent l’Ukraine comme le leader naturel de cet espace. Nous pouvons également rappeler que de telles initiatives géopolitiques avaient été mises en œuvre dans les années 90 avec le bloc GUUAM qui comprenait la Géorgie, l’Ukraine, l’Ouzbékistan, la Moldavie et l’Azerbaïdjan. Les élites politiques et « l’establishment » de ces pays comprennent que cette perspective géopolitique constitue un moyen de résoudre leurs problèmes nationaux.
Ils voient l’Ukraine comme un leader naturel et le fait que cette dernière, en raison de l’immaturité de ses élites politiques, n’ait pas encore suggéré une telle idée et ne travaille pas à sa concrétisation, constitue selon moi quelque chose de temporaire.
Au moins, les volontaires nationalistes ukrainiens qui, à présent, défendent l’Ukraine les armes à la main, considèrent l’Ukraine comme un pays avec de vastes perspectives et formeront dans un avenir proche la base pour une nouvelle élite ukrainienne, comprennent très bien ces problèmes, soulèvent ces questions et les discutent. Et je pense que très bientôt, nous passerons des spéculations théoriques à la réalisation pratique.
En fait, cette dernière est, jusqu’à un certain point déjà en cours, étant donné qu’au sein des formations de volontaires, le régiment « Azov » en particulier, des ressortissants de ces pays servent en tant que combattants ou volontaires affectés à des tâches diverses, et porteront bien haut, j’en suis convaincu, l’idéal d’une intégration Baltique-Mer Noire avec l’Ukraine, dans leurs propres pays.

OS : Y a-t-il un espoir de voir l’Europe occidentale se connecter à cette union ?
Cela signifie-t-il se projeter dans une plus vaste  perspective géopolitique et comment cela peut-il se relier au projet « Azov Reconquista » ? Quelle en est son essence ?

OO : L’Europe occidentale est bien entendu partie intégrante de la Grande Europe, même si elle a ses propres problèmes et que ses sociétés sont en état d’anabiose. Je veux dire par là qu’il existe un niveau élevé d’activité civile en Ukraine avec une forte mobilisation de volontaires qui met l’Europe occidentale en situation d’infériorité dans ce domaine. Dans de telles conditions, l’Ukraine doit apparaître comme un exemple. La mission moderne de l’Ukraine, la mission ukrainienne du XXIème siècle est de devenir une locomotive parmi les autres nations européennes. Et, en dépit de la crise qui touche plusieurs secteurs dans ces mêmes nations, les Européens demeurent des Européens. Dans l’Histoire, nous avons observé nombre de ces crises, mais chaque fois, les nations européennes en sont sorties plus fortes qu’avant, et cela représente bien le phénomène de l’Europe en tant que civilisation.
L’Europe est capable de se reconstruire sur ses marches, ce que nous voyons en ce moment en Ukraine, et cela est valable pour tout autre de ses parties constitutives. C’est pourquoi, je pense que l’Europe a plutôt un brillant avenir pour lequel il est juste nécessaire de résoudre les problèmes de manière appropriée et de trouver les bonnes solutions à cet effet.

OS : Oui, cela semble vraiment encourageant. Que rétorqueriez-vous à nos opposants, critiques, ennemis, aussi bien, pour ainsi dire, qu’aux Européens ignorants de l’Histoire qui répètent à l’envi l’idée selon laquelle l’Ukraine et les dextristes ukrainiens sont des « idiots utiles » au service de l’intégration euro-atlantique ? On cite en particulier le régiment « Azov » qui « divise l’Ukraine en tant que pays traditionnellement proche de la Russie et de son aire géopolitique, au bénéfice de l’Occident ». Que diriez-vous donc au nom du régiment « Azov » et vous en particulier, en tant qu’auteur de travaux sur la Rous’-Ukraine, au sujet de la relation entre l’Europe et l’Eurasie ?

OO : C’est une vaste question, plus précisément, c’est un ensemble de questions.
Je pense qu’il est préférable d’aborder cela en détail et de manière séparée.
Nous pourrions même organiser un cycle d’entretiens sur ce thème, car chaque composante de votre question implique de sérieux développements.
Je peux seulement dire que les Européens de droite qui expriment de telles idées me surprennent au plus haut point.
Si de telles allégations étaient proférées par des gauchistes ou des libéraux, je pourrais davantage le comprendre ainsi que leur critique qui repose sur une autre vision du monde.
Mais quand des dextristes disent que nous sommes des jouets entre les mains de l’euro-atlantisme ou de quelque chose s’en rapprochant, je dis que c’est, à tout le moins, de l’ignorance.
Je dois affirmer que, malgré ce qui a été souligné par les médiats occidentaux, le Maidan n’a pas constitué un projet euro-atlantiste en ce qu’il n’y avait rien pour le situer dans cette perspective ou quelque chose de semblable. Sur Maidan s’est déroulé un combat contre une dictature interne imposée par des facteurs externes comme la Russie de Poutine.
En conséquence, le problème de savoir comment intégrer l’Ukraine dans l’UE aussi vite que possible n’a pas trouvé de solution sur Maidan. Peut-être était-ce un souhait des leaders de l’opposition qui l’avaient envisagé de la sorte, mais ces derniers n’ont jamais eut aucun lien avec la révolution en tant que telle. Ils n’ont rien fait pour asseoir sa victoire et ils ont surtout constamment fait obstruction. Le fait que cette révolution aux causes diverses les ait menés au pouvoir ne signifie pas que la société ukrainienne soutienne de telles positions, ainsi qu’une telle direction, spécialement lorsque l’on prend en compte l’attitude ambivalente de l’Union Européenne dont nous sommes témoins maintenant. Je pense que le nombre des eurosceptiques en Ukraine a significativement augmenté si l’on compare avec la situation qui prévalait il y a un an ou deux. En Ukraine, la majorité de la société est persuadée que le pays doit prendre ses propres positions, jouer sa propre partition géopolitique et qu’il peut être un centre de gravité pour d’autres pays en tant que locomotive pour la création d’une telle alternative, y compris pour des membres de l’UE.
Les imperfections de Bruxelles sont visibles à l’œil nu et je pense que ce que nous avons à offrir en tant qu’alternative géopolitique est beaucoup plus prometteur.
En ce qui concerne l’évaluation des dégâts consécutive aux agissements russes et à la tentative de l’Ukraine de s’extirper de « l’espace géopolitique naturel russe », je ne dirais qu’une chose à nos collègues dextristes européens : à l’opposé de ce qu’ils peuvent croire, nous ne nourrissons aucune illusions à propos de l’UE, de l’OTAN ou d’autres structures internationales euro-atlantiques. Notre attitude à leur égard est critique et négative. Cependant, en même temps, nous comprenons très clairement à quelle sorte de voisin du nord-est nous avons affaire, à savoir la Fédération de Russie.
Mais, pour revenir à nos camarades européens, je crois qu’ils cultivent eux-mêmes pas mal d’illusions.
Ils le font lorsqu’ils en viennent à évoquer la Fédération de Russie et malgré le fait d’être bien conscients, comme nous également et tous ceux qui vivent au sein des sociétés occidentales, des inconvénients de l’Euro-atlantisme et de l’UE, de leurs imperfections, de leur bureaucratisme excessif et par dessus tout, de leur anti-européisme civilisationnel.
Pour une raison étrange, ils considèrent Poutine, d’une manière bien fantasmée, comme un politicien de droite.
Je peux donner un simple exemple à ce propos concernant les quelques douzaines de nationalistes russes qui servent dans le régiment « Azov » et qui peuvent aisément vous démontrer, bien mieux que moi, ce qu’est vraiment la Russie de Poutine. Ce n’est pas du tout un projet de droite ; c’est un projet néo-soviétique qui vise à restaurer une forme d’Union soviétique avec toutes ses « attractions ». Si les dextristes européens voient en cela une sorte d’alternative de droite pour l’Europe et le monde, alors ils peuvent également concevoir ainsi la Chine, que ce soit celle de Mao Zedong ou l’actuelle, ainsi que la Corée du Nord du Juche.
Il n’y a rien que l’on puisse considérer de droite dans la Russie de Poutine. On y trouve un régime indéniablement anti-national et surtout anti-russe, qui réprime politiquement et délibérément la population slave, bâtit le projet dénationalisé et impérialiste de la Horde d’Or qui n’a rien de commun avec leurs espoirs. Il est vrai que Poutine joue avec les nerfs en Europe en se présentant lui-même comme une alternative à l’UE, tout en soudoyant les leaders de nombreuses formations de droite, comme cela a été malheureusement le cas pour le Front National en France, avec lequel, la structure dont nous sommes historiquement issus, le Parti Social-National d’Ukraine (SNPU), a longtemps entretenu d’étroites relations dans les années 90 et au début de la décennie 2000. Aujourd’hui, le FN est devenu virtuellement le porte-parole du Kremlin en Europe. C’est un triste phénomène de voir ainsi corrompre la direction politique du Front national français ou d’autres formations de droite en Europe. Peut-être est-ce le manque de directives et de repères clairs chez les dextristes ordinaires qui peut l’expliquer.
D’autre part, j’espère que ces derniers auront assez d’esprit critique pour réaliser que Poutine n’est pas une alternative à l’UE, au même titre que nous, qui luttons contre la Russie de Poutine, ne considérons pas l’UE comme une alternative ou une panacée contre l’agression eurasienne du Kremlin.
Aussi, les dextristes européens doivent comprendre qu’on ne leur offre qu’une alternative entre deux projets de gauche, constituant les deux faces d’une même pièce.
Il n’y a aucune différence culturelle, idéologique et avant tout de nature, entre le projet néo-soviétique de Poutine et le projet libéral porté par l’UE.
De cette façon, chacun doit être conscient de cette réalité  et choisir sa propre voie qui mènera à la survie et au triomphe de la nation ukrainienne et de toute autre de ses sœurs européennes.

olena s.jpgOS : Le slogan de la Reconquista résonne comme suit : « Aujourd’hui l’Ukraine, demain la Rous’ et l’Europe entière ! ». Et de nombreux volontaires russes ou provenant de la Rous’, qui font la distinction entre les termes de Rousskiy (Russe au sens ethnique du terme-NDT) et de Rossiyskiy (Russe au sens de la citoyenneté de la Fédération, quelque soit l’ethnie d’origine-NDT), espèrent que leur pays connaîtra aussi des changements. Y a t-il une place pour la Russie ou du moins une partie de la Russie dans un autre format géopolitique, celui d’une nouvelle union de pays européens dans lequel l’Ukraine jouerait un rôle moteur ?

OO La raison pour laquelle je vous ai affirmé que votre question en entraînait tout un ensemble d’autres qui en découlent, est que beaucoup doit être dit au sujet de la Russie et du soi-disant espace eurasiatique pour expliquer ce qu’il en est à beaucoup de personnes en Ukraine et en Europe, y compris aux dextristes. Au sujet de la guerre entre l’Ukraine et la Russie, il doit être souligné qu’elle constitue avant tout un conflit entre conceptions du monde, plutôt que de d’opposer des pays ou des nations. En d’autres termes, d’un côté se tiennent des personnes qui adhèrent aux valeurs européennes, chérissent la liberté en aspirant de décider elles-mêmes comment vivre et développer leur société et de l’autre, celles qui se reconnaissent dans une société totalitaire de type stalinienne qui bafoue la personne humaine, l’identité nationale et l‘identité en tant que telle dans des conditions d’existence qui sont celles d’un camp de concentration.
Et maintenant, la guerre fait rage dans l’est de l’Ukraine, dans le Donbass, entre ces deux pôles et ces deux catégories de personnes. Des deux côtés luttent des gens de différentes origines. Comme je l’ai déjà dit, au sein du régiment « Azov » combattent non seulement des Ukrainiens, mais aussi des Russes, des Bélarussiens et d’autres Européens.
Mais de l’autre côté ne combattent pas seulement des Russes. On pourrait même dire que les Russes y sont en minorité. On peut y trouver en effet tout le panel des minorités ethniques qui peuplent la Fédération de Russie : ceux qui viennent du Caucase, de Iakoutie, de Bouriatie ou des régions de la Volga. Il y a beaucoup de personnes qui se positionnent en faveur des idées nationalistes en Russie, qui veulent un avenir européen pour la Russie au lieu d’une dissolution dans un espace eurasiatique hostile à l’identité slave de la Rous’ et qui mélange toutes les réalités ethniques dans l’unique biomasse post-soviétique de la Horde d’Or. Il existe un certain nombre de ces personnes. Nous pourrions citer l’exemple des prisonniers politiques russes et constater qu’une grande majorité d’entre eux, et cela concerne des centaines de personnes, se situent clairement à droite de l’échiquier politique, et sont en toute conscience anti-Poutine, anti-eurasiste et anti-soviétique. Il va sans dire que ces gens sont les meilleurs représentants de leur nation et qu’il sont en nombre conséquent pour peser à terme sur l’avenir de la Russie. En outre, la composante slave européenne dans les structures de la population de la Fédération de Russie est plutôt importante. Je veux dire par là que la population de cet ensemble n’est pas uniquement composée de vatniks (terme dépréciatif pour désigner la postérité de l’homo sovieticus-NDT). Elle est dans une grande mesure représentée par des gens bien conscients du fait que la Russie de Poutine est bien loin d’être favorable à la nation ethnique russe et aux Slaves orientaux en général.

idée nation.jpgOS : Merci. Une question revient souvent au sujet des symboles déployés par le régiment « Azov » et de notre signe « Idée de la Nation » qui est similaire à la « Wolfsangel » (appelée aussi « rune du loup » ou « crochet de loup dans l’héraldique européenne-NDT) et constitue un lien avec la tradition européenne de droite. Et cette question inspire de nombreux volontaires européens qui viennent en toute connaissance de cause au régiment « Azov », le percevant comme probablement connecté à la tradition et à la mouvance dextriste, tout en tirant son inspiration de cette dernière.
Que pourriez-vous nous dire à ce sujet ?

OO : Je dois expliquer à nos dextristes européens que le signe « Idée de la Nation » ne renvoie pas à la « Wolfsangel ». On nous pose fréquemment cette question. Oui, visuellement, ces symboles sont assez semblables. En fait, la « Wolfsangel » est quand même stylisée différemment et, d’une certaine manière, reflète « l’Idée de la Nation ». Mais ces signes ont des histoires différentes. Sans aucun doute s’inscrivent-ils dans le contexte de l’héraldique européenne, mais l’héraldique et les traditions héraldique ukrainiennes ont leur propres particularités, opposées à leurs équivalentes d’Europe occidentale. Par exemple, pourquoi la « Wolfsangel » se tient un peu à l’écart dans la tradition européenne ? Parce que dans l’héraldique européenne, l’usage symbolique des signes imagés et runiques est assez répandu, mais, en même temps, régionalement et chronologiquement limités. Même dans l’héraldique nord-germanique, le pourcentage qui voit figurer ce signe dans les emblèmes nobiliaires, municipaux ou étatiques varie de 3 à 5%, ce qui est plutôt faible comparé au panel général des symboles européens. En Ukraine, les symboles relevant de « l’idée de la nation » ou de l’emblème national, le trident (tryzoub), constituent la composante principale de notre tradition héraldique. 90% des emblèmes ukrainiens, qu’ils s’agissent de signes nobiliaires, municipaux, princiers ou étatiques, renvoient à ces signes. Notre emblème national est le seul en Europe à être basé sur une telle image. Aucune autre nation européenne n’a recours à quelque chose de semblable en tant qu’emblème national. C’est pourquoi, « l’Idée de la Nation » représente pour nous un authentique symbole utilisé depuis le Moyen Age dans la symbolique et l’héraldique ukrainiennes. On trouve pas mal de littérature sur ce sujet qui en confirme facilement la singularité pour l’Ukraine.
C’est pourquoi, l’usage du symbole « Idée de la Nation » ne constitue pas tant un appel à la tradition d’Europe occidentale, qu’une authentique continuation de notre tradition héraldique formée entre les XIIème et XVème siècles. Mais, par dessus tout, la tradition héraldique ukrainienne s’inscrit dans la tradition héraldique européenne en général, tout en prenant compte du fait que dans notre pays, les signes et les symboles de type runique sont beaucoup plus répandus que dans n’importe quelle autre pays d’Europe, y compris la Scandinavie ou l’Allemagne du nord. C’est le noyau de notre tradition symbolique. Pour revenir sur le symbole du « Soleil Noir », on peut rappeler qu’il est très commun dans la tradition européenne, mais qu’il a figuré aussi depuis les temps les plus anciens dans la symbolique ukrainienne.
Ce symbole fut en effet utilisé par les Goths qui étaient installés dans la région du nord de la Mer Noire et largement utilisé dans l’héraldique ukrainienne. Par exemple, l’emblème traditionnel de la Scythie dans le haut Moyen Age (la Scythie était localisée sur le territoire actuel de l’Ukraine) était une image du soleil noir, dans une stylisation certes différente, mais cette symbolique était constamment présente. Cela signifie donc que pour nous, utiliser ces symboles est à la fois une référence à un contexte européen plus général et un appel à notre propre tradition ukrainienne. Concernant le signe « Idée de la Nation », qui, comme je le disais, est similaire à la Wolfsangel » sans être identique à cette dernière, il consiste en un monogramme de deux lettres- « I » et « N », et une telle combinaison est, une fois de plus, typique de la symbolique ukrainienne. Elle reflète précisément notre vision du monde et les soubassements de notre idéologie.

OS : Une question qui concerne la coopération avec l’Europe. Serait-ce possible d’organiser des rencontres à l’étranger ou de prendre part à des conférences ? On nous demande souvent des choses du genre : « représentants du régiment «Azov, venez prendre la parole après le passage d’Alexandre Douguine chez nous et parlez-nous des fascistes ukrainiens préoccupés par l’euro-intégration » et ainsi de suite. Y a-t-il des projets dans ce sens pour l’avenir ?
La question des éléments documentaires disponibles est aussi très importante, je dirais même primordiale, comme je viens de le voir avec certains de vos propos entendus pour la première fois (sur les aspects symboliques et héraldiques du monogramme « Idée de la Nation ») ; c’est pourquoi il me semble nécessaire d’apporter une forme appropriée aux questions et aux informations concrètes portées à l’attention des dextristes européens et du public en général.

OO : Merci. Je pense qu’au fur et à mesure que le projet « Azov Reconquista » va se développer, nous donnerons les réponses attendues à toutes ces questions. Je suis aussi certain que cela se fera selon des modalités variées. Pour l’instant, nous mettons l’accent sur la publication de nos périodiques et nous sortons déjà régulièrement le journal « Soleil Noir » pour le régiment. Nous envisageons de tenir des tables rondes, des conférences et des séminaires. Nous serons bien entendu ravi d’accueillir nos invités européens. Nous sommes d’ores et déjà en contact avec eux, même si rien ne s’est encore concrétisé sur une plus grande échelle, et notre communication privée est plutôt intense.  Nous prendrons également part avec plaisir aux événements organisés par nos camarades européens, et selon moi, la meilleure manière de dissiper les malentendus et de ruiner les stéréotypes imposés par la propagande poutinienne est de communiquer directement, de manière à ce que personne ne caresse plus d’illusions à propos de l’Ukraine et des eurasistes russes. Les dextristes européens réceptifs à Poutine peuvent aussi lire Lénine et Mao Zedong car, sur le plan intellectuel, Douguine s’inscrit peu ou proue dans la même tradition développée par les principaux théoriciens de l’eurasisme qui ont élaboré l’empire eurasiatique composé des représentants de divers groupes ethniques, races et religions, avant tout au détriment de sa composante européenne et de son identité européenne.
Si nous jetons un regard réaliste sur ce que proposent Douguine et les autres eurasistes, nous trouverons là rien d’Européen. Bien au contraire, nous serons confronté à des théories qui rejettent complètement l’Europe en tant que civilisation . Si nos camarades des mouvements européens de droite veulent vivre dans des conditions similaires de ce que l’on peut trouver en République Populaire de Chine ou en Corée du Nord, ils peuvent continuer à écouter Douguine. Mais, s’ils ont des projets quelque peu différents pour l’avenir, avec le souci de la survie des nations européennes et de l’Europe en tant que civilisation, ils devront être très prudents, y compris sur le fait d’être simplement en contact avec de tels personnages.

soleil noir.jpg

Il n'est jamais trop tôt pour s'instruire ; le dernier numéro du "Soleil Noir", journal du régiment.

OS : Merci. Aujourd’hui se fait jour une énorme demande pour apprendre l’histoire ukrainienne, l’histoire de la Rous’ de Kyiv, le nationalisme ukrainien, la première et la seconde lutte de libération ukrainienne. À cet égard, je voudrais clôturer cet entretien extrêmement intéressant avec une question concernant l’attitude du régiment « Azov » à l’égard de la figure historique de Pavlo Skoropadsky, de la tradition conservatrice ukrainienne ou de l’Hetmanat et la manière dont ils s’inscrivent de manière plus générale dans la tradition conservatrice européenne. Dans l’ensemble, quels sont vos inspirateurs et vos orientations dans le domaine de l’idéologie, de la construction de l’Etat et de l’Histoire, tirés de l’héritage de l’Ukraine ?

OO : Vous savez que je suis historien de profession et nous portons un respect à la fois pour nos traditions et celles de l’Europe en général, mais je dois dire la chose suivante : Le régiment « Azov » et le mouvement des volontaires nationalistes ukrainiens ne cherchent pas à répéter des expériences du passé, mais à créer de nouvelles réalités et à suggérer de nouvelles orientations.Nous nous efforçons de concrétiser plusieurs projets étatiques complètement différents qui n’ont aucun équivalents dans le passé. Bien entendu, on pourrait tracer certains parallèles, discuter de certaines analogies, incluant les tentatives ou les projets historiques d’édifier l’Axe Baltique-Mer Noire, réalisés par exemple dans le Grand Duché de Lithuanie ou dans la Rzeczpospolita lithuano-polonaise. Nous pourrions parler de l’Etat ukrainien mis brièvement en place par l’hetman Pavlo Skoropadsky qui se basait sur des valeurs sociales traditionnelles, mais nous nourrissons des objectifs beaucoup plus globaux. C’est pourquoi, nous faisons nôtres, les actions, abouties ou non, de nos prédécesseurs, en faisant le tri de ce qui nous semble pertinent et porteur, tout en proposant des pistes totalement nouvelles. Il est évident pour nous que l’Europe et l’Ukraine peuvent avoir des perspectives, et même de grandes perspectives, si elles prennent acte rationnellement de la situation actuelle, en choisissant correctement les lignes de force pour toute action future , et en réagissant de la meilleure manière pour relever les défis qui se manifestent dans ce monde. Ainsi, nous avons beaucoup de questions auxquelles le passé ne peut forcément fournir de réponse car celles-ci sont totalement nouvelles, ne s’étant jamais posées à notre civilisation, à l’Ukraine et au reste de l’Europe. Il y en a certainement qui sont de vieilles questions et dont nous connaissons bien les réponses, mais il y en a aussi d’inédites auxquelles notre génération devra fournir les bonnes réponses. Nous avons bon espoir que nos efforts de mobilisation intellectuelle et créative soient suffisants pour apporter les réponses adéquates. Nous luttons pour l’avènement, et c’est le principal, de la Grande Ukraine et de la Grande Europe. Et nous aspirons à une société, à une civilisation qui transcende celle qui aura précédé. Par conséquent, ces tâches sont plutôt ambitieuses. La tradition historique est quelque chose de vraiment positif sur laquelle nous nous appuyons, le fondement à partir duquel nous pourrons croître, mais nous devons encore aller plus loin, poser des défis encore plus importants et exiger encore plus de nous-mêmes.

mission européenne ukraine.jpg

La mission européenne de l'Ukraine

OS : Merci pour ces réponses très étayées ! J’espère que nous pourrons embrayer par une série de prises de paroles, d’entretiens et de lectures avec votre participation désormais acquise et que ce vous avez dit sera entendu de nos camarades européens, et pas seulement européens, pour les amener à s’impliquer dans les tâches que vous avez soulignées, au moyen d’une synergie commune. Merci !

OO : Merci !

Traduit de l’Anglais par Pascal Lassalle pour le Cercle Non Conforme

Note du C.N.C.: Toute reproduction éventuelle de ce contenu doit mentionner la source.

09/06/2015

Traduction française du Manifeste du Corps civil du régiment ukrainien à destination spéciale "Azov"

Corps civil du régiment « Azov »

MANIFESTE

manifeste azov 1.jpg

La jeune génération des patriotes dans les conditions d’une guerre non déclarée, tenant compte de la situation catastrophique de la nation et de l’Etat, poursuit l’objectif d’écarter le pouvoir incompétent, les politiciens corrompus et les oligarques de la gestion des affaires de l’Etat.
Nous luttons pour la mise en œuvre des points suivants :

1)      La solidarité de la nation contre le partage artificiel de l’Ukraine entre Est et Ouest.

2)      Un pouvoir fort, respecté, capable de répondre personnellement de ses actes contre la corruption, l’irresponsabilité et la modernité sans visage.

3)      Un Etat ukrainien grand, fort, unitaire, avec un large pouvoir concédé aux citoyens contre la ruine et l’occupation du pays, y compris sous l’apparence d’une fédéralisation.

4)      Un Parlement constitué de spécialistes hautement qualifiés contre le populisme et le manque de compétences des partis et des députés actuels.

5)      Une économie qui conjugue secteurs étatique et privé contre les dérives extrêmes du capitalisme oligarchique et du communisme.

6)      Nationalisation des ressources extraites du sol, des secteurs stratégiques de l’économie et de certains monopoles contre l’exploitation sauvage de notre terre par les structures oligarchiques.

7)      Développement du système bancaire pour stimuler l’économie, établir un taux d’intérêt justifié contre les usuriers qui ont la loi de leur côté et l’esclavage de l’endettement.

8)      Intervention minimale de l’Etat dans le développement des petites et moyennes entreprises contre les pressions exercées par un système bureaucratique corrompu.

9)      Participation des ouvriers à la gestion et au partage des bénéfices des entreprises contre le fait d’être privés de droits, d’être exploités  par les employeurs et les faux syndicats.

10)     Miser sur le développement de la science, de l’éducation et des nouvelles technologies en tant que fondements de la puissance de l’Etat contre une économie stagnante de rente.

11)     Transmission des droits sur le sol national aux paysans ukrainiens, introduction de technologies innovantes et subventions étatiques dans le secteur agricole contre la politique irresponsable destinée à détruire le village en tant qu’unité organique et l’appauvrissement des sols.

12)     Priorités aux intérêts nationaux de l’Etat dans le domaine de la politique extérieure contre la soumission aux « institutions internationales » et aux « valeurs » universelles qui servent de paravent aux impérialismes étrangers.

13)     Création du bloc Baltique-Mer noire en tant que fondement d’un système de sécurité globale et régional contre les espoirs illusoires entretenus vis à vis de l’Est ou de l’Ouest qui ont mené à l’occupation d’une partie du pays.

14)     Mise en place d’une armée nationale puissante et d’un complexe militaro-industriel performant, retour au statut nucléaire du pays contre l’impuissance militaire et la honte du moment.

15)     Renforcement du contrôle des migrations extérieures, des frontières nationales contre la politique de « porte ouverte » qui mine les fondements nationaux et économiques de l’Etat.

16)     Renouveau démographique pour l’Etat ukrainien s’appuyant sur des mesures d’encouragement et soutien sans précédents contre la politique d’extinction de la nation.

17)     Politique en faveur de la jeunesse et de son éducation, s’appuyant sur des principes de dignité et d’honneur nationaux contre le culte du consumérisme.

Version française réalisée par Nataliya Matviytchouk et Pascal Lassalle en juin 2015 pour le Cercle Non Conforme.

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15/01/2015

Il Corsaro Nero (Zenit) incontra il Mouvement d’Action Sociale

Il Corsaro Nero incontra il Mouvement d’Action Sociale

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1) Ciao Arnaud, puoi illustrarci brevemente cos’è il MAS, quando nasce e che diffusione avete sul territorio francese?

Il MAS è stato fondato nel 2008 da varie persone provenienti da diverse esperienze politiche, c’è chi faceva politica, chi meta politica, chi era impegnato nelle associazione caritatevoli, chi invece in quelle sindacali… il nostro obiettivo era di creare una comunità di combattenti che agissero per il bene dei nostri concittadini. Per troppo tempo noi nazionalisti ci siamo accontentati di parlare solo a noi stessi creando un distacco con il popolo, dove invece altri si sono inseriti e lo hanno fatto al posto nostro. La nostra missione quindi è di riconquistare il popolo, portando avanti i nostri ideali e principi, è ora di marciare al fianco del popolo francese. Come fare? E’ necessario diffondere la nostra lotta passando attraverso lo sport, la cultura, le radio, le conferenze, l’aiuto sociale, l’ecologia, l’arte ecc… bisogna ripartire dal principio che tutto è da conquistare!

2) Quali sono i vostri riferimenti politici e culturali?

La Francia è la culla della civiltà, che poi ha dato luce al fascismo. La nostra storia politica è testimone di questa unione tra la giustizia sociale e la difesa della nostra patria. Di conseguenza i nostri riferimenti politici vanno dal sindacalismo anarchico al socialismo e al nazionalismo, possiamo dire senza esitazione che i nostri punti di riferimento sono SOREL, PROUDHON, LAFARGUE, NIETZSCHE, JUNGER, EVOLA, VENNER… ma non abbiamo remore ad accettare anche nuove figure della dissidenza attuale sia che esse siano di destra che sinistra, in modo da rendere più fluido il nostro pensiero politico. Tra le tante cose, ZENTROPA rappresenta un nuovo modo ‘avanguardista’ e ‘innovatore’ che ci piace molto, con l’occasione ci teniamo a salutare il suo fondatore (Sebastien)…
Dal punto di vista militante pensiamo che CASAPOUND rappresenti una realtà in cui ci identifichiamo, ciò che ci piace soprattutto di CP è il senso d’appartenenza , l’idea che diventa azione!
C’interessiamo da vicino a ciò che la sinistra alternativa può offrire di meglio rispetto al passato, quando parliamo di ‘sinistra’ si intende ovviamente di quella frangia dissidente della sinistra avanguardista e non di quella sinistra antifascista, da sempre burattini del sistema.

3) Che rapporti avete con altri movimenti europei?

Abbiamo dei buoni rapporti con CPI, con ZENIT BELGIO, con i camerati spagnoli, tedeschi, polacchi, russi e ucraini.
Questo scambio ci permette di rinforzare la nostra amicizia con i camerati in tutta Europa, ma lo scopo di queste collaborazione è di creare un’Europa forte che non ha paura delle nuove sfide. Davanti a noi c’è una generazione che vuole essere padrone del suo destino, pronta a combattere per la grandezza dell’europa!

4) Qual’è il vostro pensiero sulla crisi ucraina?

Pensiamo che esistono camerati ucraini che lottano per la sovranità del loro popolo, avendo come punto centrale lo STATO, la loro lotta è anche la nostra, peccato assistere ad una guerra fratricida, il nostro nemico comune sono le oligarchie mondiali, che siano a Kiev, Parigi, Washington o Mosca. Sogniamo un Ucraina libera, senza NATO nè Russia! Perchè per noi la difesa dell’identità è un fattore essenziale per la sopravvivenza di ogni popolo. L’unico rammarico’ è l’atteggiamento di Putin che non ha saputo capire l’occasione storica di creare una “terza posizione”. Attendiamo con interessi lo svolgimento della situazione, ma ciò che ci preoccupa di più è di continuare a lottare QUI per la nostra terra, nei nostri villaggi, nelle nostre città…e li’ che i nostri hanno bisogno di NOI!

5) Qual’è il vostro giudizio sul fenomeno ISIS e ISIL?

L’industria del petrolio ha partorito questo mostro dell’ISIS con la complicità degli USA e d’ISRAELE, personalmente non penso che l’islam sia il nemico numero uno, anzi rappresenta uno strumento potentissimo al servizio del nostro principale nemico comune: l’ oligarchia mondiale!

6) L’ennesimo attacco israeliano su Gaza ha provocato più di 2000 morti e migliaia di feriti, qual’è la vostra posizione politica sull’argomento?

Nulla può giustificare un tale gesto che consideriamo ignobile, ma siamo sicuri che un giorno tutto questo odio verso il popolo palestinese, si riverserà contro Israele.

7) Le elezioni europee hanno visto il successo del FN di Marine Le Pen, cosa pensate del nuovo leader della destra francese?

La vittoria del FN è sempre una buona notizia pero’ bisogna sempre restare vigili e non credere che tutto sia fatto, anzi il più difficile deve ancora venire! Siamo convinti che le regole elettorali sono già predefinite dall’inizio, quindi è necessario restare svegli e non cadere nella trappola del trionfalismo elettorale… ciò che ci fa più paura è che l’attrazione del potere faccia perdere la testa a Marine Le Pen che a volte, ha troppo tendenza ad allontanarsi dai veri principi del FN. Certe dichiarazioni o atteggiamenti da parte sua, fanno riflettere, si vede che esiste una vera e propria volontà di girare le spalle ai vecchi principi del FN, la conquista del potere ci può stare, ma non con l’infamia e il tradimento!

8) Credete sia ancora valido il sogno di una Terza Posizione nel futuro del nostro continente?

Oggi più che mai! Come ha detto bene ADINOLFI, stiamo assistendo ad una nuova YALTA che minaccia l’Europa rendendola sempre più sottomessa ai giochi di potere. Difendere la TERZA POSIZIONE è fondamentale per la nostra sopravvivenza, non abbiamo scelta, è una questione di vita o di morte per la nostra civilizzazione europea e per i nostri popoli.

Ringraziamo i nostri fratelli del MAS per aver accettato di rispondere alle nostre domande e con la sicurezza di poter continuare a lavorare insieme per realizzare i nostri sogni, vi auguriamo un anno di lotte e vittorie!

Grazie a voi, siamo fieri di avervi come camerati di lotta, lunga vita a ZENIT… fino alla vittoria!

Source: Zenit

07/01/2015

Retrouver le style (2) par Gabriele Adinolfi

Retrouver le style (2)

NdT : deuxième partie de la présentation de la Guilde des Lansquenets par Gabriele Adinolfi. Première partie publiée ici.

« Quiconque est désireux d'agir rapidement peut me contacter ici[1] ou à l'adresse ga@gabrieleadinolfi.it afin de recevoir les premières instructions.

Après une longue réflexion j'ai compris ce qui va suivre. Vous aurez plus de détails en suivant le lien provisoire www.lanzichenecchi.weebly.com (nous communiquerons bientôt celui qui sera définitif, dès qu'il sera en ligne).

Résumons brièvement l' « issue de secours[2] » :

Elle prend la forme d'une association corporative – au sens précisément de ce qui « fait corps » – de tradition médiévale. C'est la  « gilda dei lanzichenecchi » [la « guilde des lansquenets »].

Nous traversons [en effet] des terres dévastées, fréquemment en proie à l'anarchie démocratique, à l’individualisme exacerbé, au narcissisme des opinions, au relativisme égalitaire et à l'avilissement le plus vulgaire.

Là où chacun est identique à un autre, là où tout se vaut, règnent nécessairement la discorde, l'abrutissement, la médisance, la calomnie, la fourberie et la détresse.

À cela, les organisations ne peuvent trouver de réponses, puisqu'en admettant qu'elles arrivent à retrouver leur verticalité et à sacraliser les espaces, elles ne peuvent ni agir sur l'humus qui les entoure ni sur les racines qui les fondent.

Bien que les mouvements militants soient souvent critiqués, ce sont surtout les individus seuls, les francs-tireurs, souffrant dans leur chair, arrogants, présomptueux et prétentieux, qui sont les premiers à donner le maximum d'eux-mêmes pour faire pourrir – par simple culture de la violence – cet humus qui mérite un tout autre destin.

La contre-offensive doit être transversale, d'une grande ampleur, tout en agissant seulement et exclusivement sur le style et sur la fierté de notre histoire.

Elle doit s'engager à ne pas interférer entre les mouvements politiques, à l'égard desquels il faut se mettre au service quand leurs bonnes intentions sont évidentes et reconnues.

Elle s'engage aussi à ne pas créer la soumission.

Aucune prétention, aucun orgueil, aucun complexe de supériorité mais une humilité issue de la mystique fasciste.

Servir et ne pas asservir.

Être et ne pas apparaître.

 

La Guilde est une association qui assume la tâche d' :

- Organiser et/ou promouvoir les projets de revendication historique et de rétablissement de la dignité menacée par les calomniateurs, notamment par les « rossignols de l'empereur[3] ».

- Agir de manière coordonnée, pour atténuer les polémiques et pour limiter d'emblée l'insolence et les calomnies qui, de la vie réelle à la vie sociale, ont un impact dévastateur.

- Travailler sur soi-même pour retrouver le style qui, une fois reconquis, ne se développera jamais jusqu'au stade de la présomption mais plutôt comme exemple silencieux.

- Créer des synergies, c'est-à-dire des cercles locaux, exclusivement engagés dans les valeurs et le métapolitique, et qui animent sur ces deux plans des rencontres et des activités, y compris des expositions et des concours.

- Sur le plan structural enfin. [Il faut créer des synergies] au niveau des échanges commerciaux, touristiques, culturels, constituer des réseaux productifs et/ou distributifs, qui peuvent nous permettre de faire ce pas décisif qui nous manque encore aujourd'hui.

 

Comment faire ? :

- Avant toute chose, il faut rendre explicite son adhésion et se mettre d'accord sur ce qu'il faut faire.

- En attendant, il faut avoir une vue d'ensemble de son entourage pour identifier d'autres personnes intéressées et les mettre en avant.

- Il faut s'engager à exprimer le projet de la guilde tel qu'il est, sans le mécomprendre ou le mystifier, en soulignant qu'il ne s'agit pas d'un mouvement politique, ni d'un parti, ni d'un groupe, ni d'une loge, ni d'une église ou d'une secte, mais d'une association d'hommes libres vouée à l'impersonnalité active et au soutien de quiconque agit correctement sans prétendre se substituer à autrui ni l'influencer.

- Il faut écrire à ga@gabrieleadinolfi.it et se mettre à disposition et/ou proposer quelque chose de constructif.

- Il faut faire connaître l'initiative, la diffuser par tous les moyens et à tout le monde.

- Il faut agir « sans attendre quelqu'un comme les moines l'abbé[4] ».

 

Pour donner vie au projet, nous avons bien évidemment besoin de trois choses :

De ressources humaines

Un minimum de financements

Des aides pour l'organisation

 

Les détails sur le site ou par mail comme annoncé plus haut. »

 

Gabriele Adinolfi

Traduction : Aymeric

Source : facebook - Gabriele Adinolfi Pagina Due



[1] NdT : sur la page facebook de Gabriele Adinolfi

[2]NdT : cf. l'article précédent. http://cerclenonconforme.hautetfort.com/archive/2014/11/23/retrouver-le-style-par-gabriele-adinolfi-5495986.html

[3]NdT : allusion au conte d'Andersen Le Rossignol et l'Empereur de Chine, dans lequel ce dernier croit pouvoir faire l'acquisition d'un rossignol mécanique au chant aussi mélodieux que l'authentique. Le conte est une métaphore sur l'impossibilité d'acquérir le talent d'autrui.

[4]NdT : n'attendre personne pour agir. Adinolfi dit « ci si muove senza aspettare che piova per bere ».