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03/08/2015

Intervista #20: Adriano Scianca, responsabile degli affari culturali di Casapound

3538526960.jpg1) Cercle Non Conforme : Grazie Adriano di aver accettato questa intervista. Può presentare il suo percorso militante e intelletuale ai nostri lettori ? Puo' dirci com'é diventato Responsabile degli affari culturali di Casapound e in cosa consiste il suo lavoro?

Adriano Scianca : Il mio percorso militante è molto semplice, dato che prima di entrare in CasaPound non ho avuto altre esperienze politiche di alcun genere. Ho cominciato a frequentare questo gruppo umano da semplice simpatizzante, percependone istantaneamente la forza, l'energia e anche la lungimiranza programmatica e ideologica. Dopodiché ho via via aumentato l'intensità del mio impegno e del mio coinvolgimento. Il mio percorso intellettuale è ovviamente più complesso e passa per una forte identificazione giovanile con la dottrina di Julius Evola e poi, in seguito, per un avvicinamento alle tesi della Nouvelle Droite francese e a quelle di Giorgio Locchi, questo geniale intellettuale italiano che ha vissuto per tanti anni a Parigi. Essere responsabile culturale di Cpi significa occuparsi di organizzare conferenze nella nostra sede principale, a Roma, ma anche coordinare quelle che si svolgono in tutte le sedi d'Italia, nonché curare tutto ciò che riguarda la formazione, l'informazione e la comunicazione dei militanti di Cpi.

2) C.N.C. : Com'é stato accolto il libro Casapound, una terribile belleza è nata in Italia e in Europa ? Secondo Lei, questo libro ha reso piu' forti la fama e la dottrina di Casapound?

A. S. : Che il libro abbia giovato alla fama o alla dottrina di CasaPound è in effetti la mia speranza. Quanto alla sua accoglienza, devo dire che in Francia è stata più vibrante che in Italia. Da noi è stato molto letto soprattutto fra i militanti, del resto ho fatto presentazioni quasi in ogni sede di Cpi. Solo in Francia, tuttavia, esso ha generato un vero dibattito, anche con toni piuttosto accesi. Questo perché il vostro Paese ha un rapporto differente con la cultura e anche negli ambienti identitari si dà grande importanza alle formulazioni dottrinarie.

3) C.N.C. : In Francia Casapound è vista come un movimento sociale il cui fondamento è un progetto metapolitico (radio, musica, estetica, ...). Quest'impulso é dovuto in particolare a ZetaZeroAlfa e al suo leader, Gianluca Iannone. Che cosa pensa dell'azione culturale realizzata finora da questo movimento ?

A. S. : Credo che l'attività culturale di CasaPound sia indubbiamente un successo. In pochi anni abbiamo organizzato un centinaio di conferenze solo a Roma (a cui vanno aggiunte le tante fatte nel resto d'Italia), alcune delle quali hanno occupato le prime pagine dei giornali nazionali. Siamo stati i primi in Italia a ospitare e dare la parola ai greci di Alba Dorata, ostracizzati purtroppo anche da molti movimenti nazionalisti europei. Siamo stati l'unico movimento nazionalista in Europa a confrontarsi – restando fermo sulle sue posizioni – con un ex terrorista comunista come Valerio Morucci (protagonista del rapimento e dell'uccisione dello statista democristiano Aldo Moro) o con le associazioni omosessuali. Abbiamo ricevuto nelle nostre sedi parlamentari di tutti i partiti, intellettuali di ogni opinione. Abbiamo fatto conferenze su autori non scontati, come Kerouac o Bukowski. Oltre al mio libro, vanno poi citati i due (un saggio e un romanzo) che a Cpi ha dedicato Domenico Di Tullio, nostro avvocato e amico. E ancora, i libri su CasaPound scritti da studiosi, sociologi, giornalisti, quasi sempre di sinistra.

4) C.N.C. Al colloquio dell'Istuto ILIADE, ha parlato del monte Palatino, un « importante luogo europeo ». Secondo Lei, esistono altri luoghi nella città di Roma in cui si sente vibrare l'anima europea, dei luoghi che custodiscono nostra memoria ancestrale ?

A. S. : Essendo a tutti gli effetti una città sacra, Roma è disseminata di luoghi questo tipo. Dovendo citarne uno possiamo parlare dell'Ara pacis, l'altare dedicato da Augusto nel 9 a.C. alla Dea Pace, originariamente posto in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie. Monumento evocativo, oggi purtroppo ingabbiato in una orribile architettura moderna, che dimostra plasticamente l'incapacità del nostro tempo di predisporsi alla custodia della sua migliore eredità. In chiave profana mi fa piacere anche ricordare gli interi quartieri che recano l'impronta dello stile fascista: dall'Eur al Foro Italico fino alla Città Universitaria.

5) C.N.C. : Il futurismo è un soggetto ricorrente nel mondo di Casapound, come lo spirito d'avanguardia. Come definirebbe l'avanguardia culturale per il XXI-esimo secolo ?

A. S. : È difficile stabilire gli esatti contorni di un'avanguardia prima che essa prenda corpo. Possiamo però individuare alcune sue possibili caratteristiche. L'avanguardia del XXI secolo dovrà essere caratterizzata dal pensiero forte, dovrà avere un contatto con l'elementare, con l'essenziale. Sarà un pensiero vitalistico e costruttivo. Il suo compito principale sarà quello di ripensare l'identità europea, che non può limitarsi alle solite immagini di Stonehenge e del Partenone greco, deve dire qualcosa ai giovani di oggi e soprattutto di domani.

6) C.N.C. : Nel parco del Pincio, si vedono i busti di molti personaggi famosi della storia italiana ed europea, Se dovesse parlare di uno solo di questi personaggi, quale sceglierebbe e perché?

A. S. : Dovendo sceglierne uno solo parlerei di Niccolò Machiavelli, che oggi viene ritratto come il teorizzatore di un cinismo politico alla House of Cards, mentre in realtà fu un buon patriota, sostenitore delle virtù repubblicane e dell'eredità romana. Machiavelli ha parlato della necessità di riconoscere l'autonomia del politico secoli prima di Carl Schmitt, e ha sognato un'Italia libera e sovrana molto tempo prima che la nostra nazione trovasse unità e indipendenza.

7) C.N.C. : Secondo Lei, quali sarebbero i dieci libri che ogni europeo dovrebbe avere nella sua biblioteca ideale?

A. S. : Premesso che elenchi di questo tipo sono sempre arbitrari e in qualche misura “simbolici”, provo a formulare un elenco che rispecchi in qualche modo la mia sensibilità:

1) Omero, Iliade e Odissea; 2) Virgilio, Eneide; 3) Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra; 4) Martin Heidegger, L'autoaffermazione dell'università tedesca; 5) Giorgio Locchi, Wagner, Nietzsche e il mito sovrumanista; 6) Jean Raspail, Il campo dei santi; 7) Alain de Benoist, Come si può essere pagani?; 8) Filippo Tommaso Marinetti, Mafarka il futurista; 9) Ezra Pound, Cantos; 10) Dominique Venner, Un samurai d'Occidente.

Nota del C.N.C.: Ogni riproduzione eventuale di questo contenuto deve menzionare la sorgente

26/07/2015

C'est ainsi que les méchants gagnent...

Il n'y a pas de "crise économique" qui tomberait du ciel comme la chtouille sur le bas clergé, il y a un système d'exploitation et de confiscation de type mafieux pensé, organisé et dirigé par une oligarchie rapace mondialisée. Et voir des armées de connards en costumes cintrés, qui pointent à 2500 ou 3000 par mois, se sentir solidaires de ce grand braquage parce que, tout fienteux de la terreur de perdre leur “job”, ils se pensent du bon côté du manche alors qu'ils ne sont que des domestiques, des valais serviles et à qui on jette quelques piécettes afin qu'ils continuent à vider les chiottes et a assurer la sécurité de l'entrée, est peut-être le plus tragique et le plus pathétique. On les fait tapiner en les laissant fantasmer sur des cercles auxquels ils n'auront jamais accès., et ils deviennent alors, avec enthousiasme et même fierté, les chiens de garde d'une caste qui les méprise et leur pisse à la raie. A grands coups de promesses d'augmentations, de primes ridicules, de titres ronflants , de séminaires annuels dans un coin à putes, de “plans de développement de carrière”, on les fait patienter et s'exciter comme des clébards devant de pauvres morceaux de sucre. Ils adoptent le même imaginaire que leurs exploiteurs mais sans en avoir les moyens et se branlent sur les catalogues glaçés de bagnoles, de voyages et de bateaux que leurs patrons peuvent s'offrir grâce à leur complicité et leur frénétique dévouement. Chaque jour ils travaillent donc avec sérieux, efficacité, talent, conviction, acharnement même, pour un système qui les humilie, les spolie, les maintient dans une dépendance infantile et ruine, par sa voracité et son amoralisme, tout ce à quoi ils se disent attachés: famille, nation, tradition, culture, honneur, amour...

A 65 ou 70 ans, ils crèveront, épuisés et bourrés de médocs, dans un pavillon à crédit, entre une troisième femme hystérique et des gamins collés à leur Ipad, en se disant, peut-être, qu'une autre vie était possible.

Xavier Eman

Publié le 22 juillet 2015 sur Amoyquechault.

14/07/2015

Entrevue #20: Gabriele Adinolfi à propos de l'actualité européenne

1) Le Cercle Non Conforme : La Grèce est au cœur de l'actualité. Quel est votre sentiment sur la stratégie de Tsipras et quelles solutions voyez-vous pour la Grèce et l'Europe?

292120785.jpgGabriele Adinolfi: Tsipras n'a aucune stratégie. Il répond à deux patrons: son principal sponsor, Soros, qui finance Syriza depuis 2012, c'est à dire qu'il a été transformé en un cartel electoral efficace, et puis sa base qui est formée par les fonctionnaires parasitaires. C'est plutot le FMI, que Tsipras, qui dicte la ligne en Grèce. Tsipras, commis des banquiers, en particulier des WASP, joue son rôle dans la comédie, exactement comme le font en Italie Grillo, en Espagne les harpies de Podemos et en Angleterre Farrage. Tous des fantoches de Soros et/ou de Rotschild.

Pour l'instant, gérée comme elle l'est, la Grèce n'a pas d'issue: elle sera ruinée hors de l'€uro et dans l'€uro. Comme le dit très justement l'Aube Dorée, qu'on continue de nous montrer comme un mouvement d'excités, mais qui est, tout au contraire, l'un des rares partis politiques concrets et sérieux dans tout l'Occident, il faut d'abord changer de politique économique et sociale en Grèce et après discuter du sexe des anges.

2) Le C.N.C : Êtes-vous favorable au maintien de l'€uro et comment voyez-vous l'avenir de l'Eurozone?

G.A. : Dans mon livre de poche L'Europe, sorti ce printemps par Synthèse Nationale [NDLR: lire notre chronique ICI et voir la vidéo de la conférence à Bruxelles ICI) j'écrivais:

“Quant à moi, je suis favorable au maintien de l’€uro mais avec d’autres paramètres. S’agissant ici d’une proposition dynamique, nous éviterons de nous fossiliser, en laissant place à d’autres solutions pourvu qu’elles répondent à la même logique.

Partons de la BCE et du SEBC qui représentent respectivement la locomotive de l’UE et l’organe d’émission monétaire auquel participent les banques nationales (ainsi sont-elles nommées).

Il est inacceptable que la BCE soit un organe indépendant de la politique et qui n’ait l’obligation de garantir la dette publique des nations européennes qui ne sont pas absorbées par les marchés.

Pour sa réforme nous nous approprierons quelques propositions.

On peut proposer par exemple l’élection de la majorité des membres du conseil de la BCE par les parlements nationaux, faisant ainsi cesser le mensonge de l’indépendance de la BCE alors que celle-ci est totalement dépendante de divers clubs financiers. Rappelons que la banque centrale de la deuxième plus grande économie mondiale - la Chine - est totalement soumise à une nomination politique.

En outre il est opportun de faire pression afin que l’objectif de fond de la BCE passe de « stabilité financière et contrôle de l’inflation » à « croissance du PIB », en y incluant l’équité sociale.

En réalité l’équation devrait être tridimensionnelle : croissance économique, stabilité financière et équité sociale. Le poids des respectifs coefficients devrait être à raison de 50 : 30 : 20, compte tenu de l’actuelle pondération qui équivaut à 0 : 100 : 0.

Il faut proposer également que la BCE garantisse toutes les émissions en monnaie.

Nous irons même au-delà en proposant la nationalisation effective de toutes les banques nationales et par conséquent celle de la BCE même qui, de fait, n’est qu’un conseil d’administration, les BC nationales en étant les actionnaires. Ainsi, la BCE finirait par appartenir automatiquement au peuple de l’Europe Nation.

Une logique corporative et confédérée devrait être celle de la BCE qui, comme nous l’avons déjà affirmé, devrait avoir comme objectif primaire la réquisition des titres de dette en possession étrangère afin de rendre l’Europe, ainsi que ses composantes, indépendante de l’usure et de la dictature de la caste cosmopolite.

L’indépendance se base sur la souveraineté monétaire mais également sur celle militaire, énergétique, satellitaire, environnementale et de la santé. Il n’est guère possible qu’une telle indépendance s’obtienne sans l’instauration d’un véritable pouvoir fort.”

Ce n'est pas tout, je suis favorable à une Europe à la fois impériale et confédérée, telle que l'avait imaginé de façon visionnaire Drieu La Rochelle il y a déjà quatre-vingt-dix ans. Une Europe des nations, des patries, mais surtout de l'esprit et d'un ADN pluri-millénaire qui fonda la civilisation. Aujourd'hui, plus qu'à l'époque où la France avait encore un sens et une force, il n'y a pas d'avenir sans un bloc de puissance, fondé sur de racines profondes, qui ne gèlent jamais.
Je ne suis pas du tout un inconditionnel de l'€uro mais à ceux qui s’élèvent contre lui au nom d'une comptabilité petite-marchande et très provinciale, souvent dépassée par les dynamiques historiques, je rappelle que les USA ont déclaré la guerre à tous les pays, à tous le gouvernements et à tous les hommes politiques (y compris Strauss-Kahn) qui ont essayé de donner un status important à l'€uro.
C'est contre l'Europe et non pas contre les BRICS que New York se bat en priorité. Je ne sais même pas si New York se bat réellement contre quelqu'un d'autre que l'Europe puissance en puissance.

Quant à l'avenir de l'Eurozone, c'est à voir. Il suffit d'écouter Soros lui même et les porte-parole de Rotshchild qui nous expliquent quels sont les enjeux réels de la crise, qui ne concernent pas le peuple grec, de qui tout le monde se fout, mais l'Allemagne qu'on veut obliger à renoncer à son leadership qui se montre trop autonome vis-à-vis des Etats-Unis, vu qu'elle est favorable à l’émancipation européenne dans tous les domaines, espace compris, et qui ne veut pas renoncer à l'ouverture à la Communauté Economique Euro-asiatique. La Merkel, à la veille de l'affaire de la Germanwings, était en train d'organiser une intervention navale européenne de défense dans la Méditerranée et vers l'Afrique du Nord. Or Soros l'a dit carrément: on trouvera une solution seulement si l'Europe se durcit à l'est et si sa société est plus ouverte: c'est à dire toujours plus d'immigrés. Du reste dans le programme de Tsipras, il y a la proposition de concéder la nationalité à un million d'immigrés, avec une population de onze millions de Grecs.

3) Le C.N.C. : Sur un autre sujet, mais qui n'en est pas moins important, quelle est actuellement votre position sur le conflit en Ukraine et sur la Russie de Poutine ?

G.A. : Je ne reviendrai pas sur la question ukrainienne, j'ai toujours dit que la fierté d'un peuple ne se troque pas dans une logique d'intérêt, mais qu'on peut se battre tout en ayant dans la tête une issue stratégique autre que d'être les pantins d'autrui. Pour ceci j'ai toujours soutenu Pravy Sektor et le Bataillon Azov, autant que je soutiens l'Aube Dorée. Contre Poroshenko et Tsipras d'abord, et surtout ! (Lire ICI)

Il ne faut pas trop schématiser ce qui se passe en Ukraine, ceci dit nous avons deux sujets européens qui jouent la dedans, l'un comme pacificateur: Berlin à qui nous devons les accords de Minsk, l'autre comme incendiaire: Londres qui veut pousser l'OTAN toujours plus à l'est.

La Russie de Poutine s'arrange au jour le jour. Elle a du sa puissance à son président mais aussi au prix du gaz et du pétrole gonflé par les effets de la stratégie américaine prévue en 1997 dans le rapport Cheney et dont les Russes ont bénéficié jusqu'en 2011.Par la suite, les Américains sont passés à la vitesse supérieure et aussi à l'impérialisme énergétique. Ils sont aujourd'hui en train de coloniser dans ce sens l'Europe du sud-ouest en laissant aux Russes exclusivement le nord-est via l'Allemagne. En plus l'effondrement financier russe et la grande crise économique ont joué sur les choix tactiques du Kremlin qui n'a pas neutralisé les agissement de Soros à Kiev en favorisant au contraire que la montée de tension dès qu'elle a commencé à se manifester. La Russie a accepté en revanche un partage qui lui est assez favorable car elle laisse la partie ouest ukrainienne moins riche et plus coûteuse.
Ceci dit la Russie cherche une issue, parce que sinon la Chine l'avalerait. Les États-Unis ne lui concéderont pas exactement un nouveau Yalta, vu que Moscou est largement tierce, dépassée par la Chine. Il ne lui reste que l'entente avec l'Europe parce que les contrats signés avec la Chine et maintenant la Turquie, l'Arabie Saoudite, etc. ne la rendent pas puissante. Ce qui se vérifierait si elle changeait de cap. Seulement, l'axe Paris-Berlin-Moscou a été cassé par la trahison française, qui persiste aussi à être commise par les pro-russes d'aujourd'hui, tel le Front de Marine qui, consciemment ou pas, se retrouve dans le parti anglais et non allemand, et donc est objectivement un parti anti-russe, quoiqu'il en dit. Parce que la seule prospective de l'Europe est d'avoir une entente positive avec la Russie, par la diplomatie et l'industrie allemande. Donc, en attaquant l'Allemagne on se résigne à être les vassaux des États-Unis.

4) Le C.N.C. : Quelles réflexions sur l'Europe vous inspire la situation grecque et la situation ukrainienne ? Que pensez-vous du rôle de l'Allemagne et de celui de la France ?

G.A. : Comme le dit parfaitement Soros: la Grèce rejoint l'Ukraine dans le flancs de l'Europe. Seulement à l'inverse des raisonnement simplistes qu'on a tendance à faire, c'est Syriza qui est jouée contre l'entente germano-russe et pas le contraire. Les liens entre la Russie et Syriza ne doivent pas nous duper, il s'agit d'une realpolitik de deux cotés mais à Athènes c'est Soros qui commande.Pour pacifier à l'est, l'Allemagne a du accepter de promouvoir les sanctions anti-russes, ce qui nous a nuit et qui a permis aux Américains de doubler leurs exportations vers la Russie. C'est donc une guerre contre l'Europe dans laquelle la Russie est objectivement complice mais qui est aussi contraire à ses intérêts.Or Soros nous annonce que ce n'est pas suffisant...Du reste, cette stratégie d’étouffement de l'Allemagne, qui est aussi une stratégie anti-russe, vise aussi à mettre hors-jeu le dernier pouvoir étatique, industriel et social en Europe pour assurer la domination absolue de la BCE où, personne ne le remarque jamais, les Allemands et ses alliés sont en minorité. Syriza joue contre Berlin et Moscou. Les Russes soutiennent politiquement les partis “souverainistes” anti-allemands comme le FN de Marine ou la Lega de Salvini seulement depuis qu'ils ont renoncé à la ligne euro-russe, avant ils soutenaient l'€uro et Strauss-Kahn. Les partis eurosceptiques ne sont pas payés par la Russie mais par les banques russes qui financent à un taux d'intérêt double par rapport aux taux habituels.

Il y a beaucoup des choses à faire. Il nous faut une force révolutionnaire qui oblige l'Allemagne à prendre autrement le timon de l'Europe et non pas une dialectique réactionnaire et de clocher anti-allemande et anti-européenne.

Regardez, l'histoire se répète, dans un autre système, cela va de soi, mais nous sommes à nouveau en '40. La force de l'Allemagne et le rêve de l'Europe ont été assurés, encore une fois, par l'accord germano-russe. Qui sert non seulement les intérêts allemands mais aussi les nôtres.
Les Anglo-américains mettent tout en place pour que les Allemands et les Russes se combattent.
La France, en retard historique, se divise entre un “parti” allemand et un “parti” anglais. Et c'est dommage que les nationalistes français en large partie soient séduits par une caricature gaulliste plutôt que de se comporter en “nouveau Darnand”.
L'Allemagne commet toujours les mêmes erreurs: pas de flexibilité, aucune séduction médiatique et une insistance à convaincre les Anglais à coopérer avec elle, alors que les Britanniques la dupent et la neutralisent. L'allié traître de Berlin, l'Italie, s'apprête à la trahir de nouveau. C'est Draghi qui en principe devrait assurer la victoire anglo-saxonne contre l'Europe germano-russe. N'oublions pas enfin que dans la Pologne, les pays baltes, etc. dans lesquels subsistent la plupart des mouvements de troisième voie sur une ligne ni USA ni Russie, ce qui est prometteur.
En pleine campagne à l'est les Anglo-américains ouvrent un front en Grèce. L'histoire sera maîtresse de vie comment l'on dit, mais personne n'en est l'élève.

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09/07/2015

Entrevue #19: Entrevue avec Zippo autour de la Tana delle Tigri

 

Nos envoyés très spéciaux sont revenus dans leur bagage avec une entrevue audio en italien d'Alberto Palladino, alias Zippo. Nous le remercions d'avoir répondu à nos questions et nous remercions Sébastien pour la traduction en direct. Vous trouverez ici la retranscription écrite.

1) Zippo, nous te remercions de nous résumer ce qu’est la Tana delle Tigri ?

zippo-2.jpgLa Tana delle Tigri est née il y a sept ans à l’initiative de CasaPound et doit être perçu tout d’abord comme un événement métapolitique. Puis, cela a évolué avec l’organisation d’une soirée avec plusieurs concerts et une soirée sportive d’arts martiaux mixtes unique de MMA, aujourd’hui de niveau européen.

2) Combien de personnes a rassemblé cette nouvelle édition?

2000 visiteurs ont été comptabilisés sur le week end répartis le vendredi pour les combats libres et le samedi pour les concerts.

3) En quoi la Tana delle Tigri est un évènement important dans la vie de CasaPound ?

Officiellement, la Tana est l’occasion de rencontrer des camarades de l’Europe entière autour de la musique et du sport.

Officieusement, c’est une des opportunités pour la communauté de CasaPound présente dans toute l’Italie de rassembler les responsables régionaux et ceux du Blocco Studentesco, notre syndicat étudiant et lycéen. La Tana delle Tigri fait partie des deux ou trois occasions annuelles qui permet de rassembler les cadres et militants du mouvement afin de mettre en place des réunions de travail toute la journée. Il est difficile de parvenir à faire se rencontrer des militants d’environ 50 villes différentes.

4) Cette année, d’où arrivent les militants ? Quelles nationalités ont été répertoriées ?

Quasiment toute l’Europe est présente à la Tana delle Tigri. Nous avons pu croiser cette année des Français, des Tchèques, des Portugais, des Suisses, des Russes, des Ukrainiens, des Allemands, des Belges, des Espagnols, et même des Canadiens.

5) Quelles sont les perspectives d’évolutions pour la Tana ?

La Tana est née comme un projet quasiment amateur. D’année en année, la démarche s’est professionnalisée. Le but premier est d’atteindre un niveau d’excellence tant au niveau sportif que musical. Elle doit devenir un rendez-vous incontournable pour toutes les communautés militantes européennes.

Virgile et Virginie / C.N.C.

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01/07/2015

Knut Hamsun : entre modernité et tradition

 

Knut Hamsun : entre modernité et tradition

Knut Hamsun est un aventurier qui a parcouru les styles, les genres et les époques. Génie aujourd’hui infréquentable et oublié, le Norvégien a laissé au monde littéraire une œuvre dense comme une forêt du Nord, tour à tour obscure et enchanteresse. Conteur moderne, il s’est attaché à fuir les carcans de la littérature de son époque, et ceci en travaillant à la fois la psychologie de ses personnages et la langue à la manière d’un orfèvre.

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Si l’écrivain scandinave Martin Nag qualifie Knut Hamsun de « Dostoïevski norvégien », c’est sans doute parce qu’il a été très influencé par le réalisme de l’auteur des Possédés (précisons que le réalisme russe n’est pas celui de la tradition française) et ce, même si son parcours littéraire l’a entraîné bien plus loin. C’est au travers d’un article paru en 1890 dans la revue Samtiden, intitulé De la vie inconsciente de l’âme, que Knut Hamsun révèle son projet littéraire. Dans ce pendant théorique de La Faim (1890), roman majeur, l’auteur montre la liaison qu’il entend opérer, tout du moins de façon inconsciente, entre l’individualisme de Nietzsche (quoiqu’il ne l’ait ni lu, ni rencontré) et la modernité de Franz Kafka. Hamsun s’est imprégné de philosophie nietzschéenne grâce à l’influence de Georg Brandes, qui donne à partir de 1888 une série de conférences sur l’auteur du Gai Savoir en Scandinavie. Une mentalité qui se retrouve dans Ciel sombre, ultime chapitre du dernier ouvrage que consacre Hamsun à son voyage en Amérique. Moquant allègrement ses prédécesseurs, et notamment Guy de Maupassant, il s’attache à explorer les tréfonds de l’âme humaine, à commencer par la sienne. C’est ainsi que la Faim prend la forme d’un roman quasi autobiographique. Knut Hamsun fait du personnage principal, un anonyme, un urbain moderne, sans visage, sans racines, preuve de sa volonté de rompre avec les anciens codes du réalisme et du naturalisme du XIXe siècle déclinant. Naturalisme qui s’attachait davantage à décrire avec minutie les lieux, les personnages et les objets, dans l’objectif de retranscrire fidèlement la « nature ».

Knut Hamsun et la modernité de la langue

Bien plus qu’un roman social traitant de la misère et de l’errance d’un homme dans une capitale européenne qui lui est totalement inconnue, La Faim est un roman psychologique qui met son narrateur en face d’un alter-ego, compagne ambiguë, qu’il entretient pour cultiver l’inspiration nécessaire à son travail littéraire : « J’avais remarqué très nettement que si je jeûnais pendant une période assez longue, c’était comme si mon cerveau coulait tout doucement de ma tête et la laissait vide. » Ce personnage parcourt le roman en équilibre, entre moments de génie et d’éclat, entre tortures physiques et mentales. Il écrit ainsi : « Dieu avait fourré son doigt dans le réseau de mes nerfs et discrètement, en passant, il avait un peu embrouillé les fils… » Ce personnage ambivalent permet à Hamsun d’évoquer ses propres névroses et d’annoncer un autre objectif de sa vie : l’esthétique de la langue. Il n’aura de cesse de la travailler, parfois avec fièvre. Kristofer Janson, poète et prêtre qui a connu Hamsun, dit ne connaître « personne aussi maladivement obsédé par l’esthétique verbale que lui […]. Il pouvait sauter de joie et se gorger toute une journée de l’originalité d’un adjectif descriptif lu dans un livre ou qu’il avait trouvé lui-même ». Dans La Faim, le personnage entretient un rapport imprévisible et tumultueux à l’écriture : « On aurait dit qu’une veine avait éclaté en moi, les mots se suivent, s’organisent en ensembles, constituent des situations ; les scènes s’accumulent, actions et répliques s’amoncellent dans mon cerveau et je suis saisi d’un merveilleux bien-être. J’écris comme un possédé, je remplis page sur page sans un instant de répit. […] Cela continue à faire irruption en moi, je suis tout plein de mon sujet et chacun des mots que j’écris m’est comme dicté. » Son premier roman inaugure donc un travail sur l’esthétique de la langue. Auparavant, Hamsun parlait un norvégien encore « bâtard », paysan, et assez éloigné du norvégien bourgeois de la capitale. C’est probablement ce à quoi il pensait en écrivant dans un article de 1888 : « Le langage doit couvrir toutes les gammes de la musique. Le poète doit toujours, dans toutes les situations, trouver le mot qui vibre, qui me parle, qui peut blesser mon âme jusqu’au sanglot par sa précision. Le verbe peut se métamorphoser en couleur, en son, en odeur ; c’est à l’artiste de l’employer pour faire mouche […] Il faut se rouler dans les mots, s’en repaître ; il faut connaître la force directe, mais aussi secrète du Verbe […] Il existe des cordes à haute et basse résonance, et il existe des harmoniques… »

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20/06/2015

Conférence du C.N.C: La jeunesse au pouvoir - Lille - 27/06/15

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Ancien cadre identitaire, activiste catholique, Julien Langella nous propose ici, notamment au travers d'une passionnante évocation historique, un ouvrage de combat et d'espoir. Plus qu'un livre, un appel. Un appel à reprendre notre destin en mains, à réinvestir l'espace public, le coeur de la Cité, à refuser de continuer à être "représentés" par les domestiques de l'oligarchie, à reconquérir nos vies, à balayer nos peurs et à redevenir maîtres d'un avenir qui ne doit plus être une simple et morne fatalité. L'ouvrage se compose également de deux entretiens exclusifs avec Alain de Benoist et Dominique Venner.

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